In Borgogna una dimora rurale ritrova la sua anima contemporanea
Nel cuore della Borgogna, Atelier FCA firma il recupero poetico di un’antica casa di viticoltori. Un progetto che custodisce la memoria rurale del luogo trasformandola in uno spazio accogliente, luminoso e profondamente contemporaneo.

L’odore del legno antico, la trama irregolare di un muro in mattoni, la luce che filtra lenta tra travi consumate e pavimenti vissuti… Nel piccolo villaggio di Deux Rivières, in Borgogna, i dettagli silenziosi di una dimora antica – oggi recuperata grazie al delicato intervento firmato da Atelier FCA – sembrano riportarci al sapore di un tempo.
Deux Rivières conserva ancora l’atmosfera sospesa dei borghi francesi attraversati dalla storia: il paesaggio rurale dialoga con la pietra, con l’acqua del fiume e con una tradizione artigianale legata alla ceramica che ha segnato l’identità del luogo.
La casa del tempo ritrovato

E’ qui che una coppia franco-irlandese residente negli Stati Uniti ha deciso di trasformare una dimora di viticoltori nel suo nuovo rifugio. Il progetto di recupero, affidato dall’architetto Fabrizio Fiorentino di Atelier FCA, aveva un intento preciso: ritrovare il luogo delle origini, una casa capace di accogliere il ritorno, la memoria e la condivisione. Non una semplice casa di vacanza, ma uno spazio da abitare lentamente, insieme agli amici e alla famiglia, seguendo il ritmo delle stagioni. Ecco perché l’intervento di Atelier FCA ha scelto la strada dell’elegante discrezione. Nessun gesto spettacolare, nessuna sovrascrittura dell’esistente, ma un lavoro piuttosto per sottrazione, equilibrio e ascolto.
Da dimora di viticoltori a rifugio conviviale

Il progetto, sviluppato in diverse fasi, ha seguito il ritmo stesso della vita dei proprietari. Nel 2015 i primi lavori al piano terra e il rifacimento della copertura; nel 2023, in concomitanza con il ritorno della famiglia in Europa, l’intervento del sottotetto trasformato nella zona più privata della casa. Il recupero del granaio e degli spazi esterni è previsto invece entro la fine del 2026, a completamento di un restauro che sembra evolversi senza fretta, rispettando il tempo naturale delle cose.
Oggi la casa, un’antica abitazione di viticoltori, si sviluppa in due volumi distinti: il corpo principale di circa 160 metri quadrati e il grande granaio indipendente. Ciò che colpisce appena si varca la soglia è un senso di apertura e calma assoluto. Le proporzioni degli ambienti sono generose, ma mai dispersive e la luce naturale accompagna il percorso domestico trasformando ogni stanza in un luogo di pausa.
L’intimità rilassata che detta il ritmo quotidiano

Cucina, soggiorno e sala da pranzo convivono in un unico grande spazio fluido, al piano terra. La cucina a vista, dominata da un importante bancone centrale, è il vero fulcro della vita domestica: è qui che si riuniscono famiglia e amici, che le cene improvvisate protraggono la conversazione fino a sera e le mattine luminose danno la carica giusta alla giornata.

L’atmosfera è dichiaratamente rilassata, ma con un tocco sofisticato definito dall’arredo ben studiato. I volumi morbidi dei divani del brand danese Hay e della scandinava Muuto dialogano con il calore del rovere naturale, mentre gli oggetti sembrano scelti più per la loro capacità di abitare lo spazio con naturalezza che per affermare una presenza decorativa. Tutto appare misurato, calibrato, quasi inevitabile.
Le travi in legno, segno grafico e di memoria

L’intervento più interessante si rivela però nel rapporto tra intimità e monumentalità. Il primo piano, ricavato dall’antico sottotetto, conserva infatti l’impressionante altezza originale della capriata lignea, che sfiora i sei metri. Un volume potenzialmente difficile da rendere domestico, trasformato invece in uno spazio raccolto e accogliente grazie a un attento lavoro di falegnameria su misura e a una raffinata regia delle proporzioni.

A catturare subito lo sguardo sono le travi antiche che definiscono tutto lo spazio con forza scultorea: sono loro a sostenere tutto il peso della memoria rurale della casa, eppure lo fanno con un’inaspettata leggerezza. A guardarle sembrano quasi galleggiare nel vuoto: merito della studiata composizione di aperture e scorci inattesi che attirano e muovono lo sguardo tra le diverse quote. L’ambiente è decisamente intimo, eppure dinamico e aperto – appunto – a quella condivisione che si riflette persino nella zona notte.
La zona notte, rifugio privato e spazio collettivo

Le camere da letto sono volutamente essenziali e raccolte, quasi monastiche nella loro semplicità, ma lasciano spazio ad ambienti comuni ampi e permeabili: a darne prova è il salone TV del piano superiore con il suo carattere ibrido, a metà tra rifugio privato e spazio collettivo.
Per celebrare al massimo l’atmosfera rilassata, la palette materica si muove su tonalità naturali e profonde. Non c’è alcuna ricerca di contrasto esasperato tra antico e nuovo: il rovere chiaro, i mattoni lasciati a vista e le superfici intonacate creano un dialogo continuo tra memoria e contemporaneità, come se il nuovo progetto fosse emerso lentamente dalla casa stessa.

Lo stesso vale per i colori. Toni neutri, sfumature terrose e superfici opache contribuiscono a costruire un’atmosfera avvolgente, quasi tattile. La luce naturale fa il resto: attraversa le stanze cambiando intensità durante il giorno, accarezza il legno, evidenzia le imperfezioni dei muri, amplifica la profondità degli spazi.

Il fil rouge della convivialità rilassata è esplicito ed evidente: il lusso non coincide con l’ostentazione ma con il tempo, con la luce e con la qualità silenziosa dello spazio. Ed è forse proprio questo il valore più autentico di questo progetto: aver restituito alla casa la possibilità di essere vissuta senza artifici, per godere fino in fondo di una quotidianità ritrovata.
In Borgogna una dimora rurale ritrova la sua anima contemporanea: foto e immagini