iGuzzini, la luce sostenibile
L’azienda di Recanati coniuga sempre più la sostenibilità all’abitare sfruttando il suo patrimonio di cultura, ricerca e sperimentazione ingegneristica.

C’è differenza tra green washing e green blushing, ovvero la riluttanza, al contrario, a fornire informazioni accurate e dettagliate sulle politiche aziendali di sostenibilità. Quello de iGuzzini è invece un atteggiamento consapevole che, mantenendo ovviamente al centro il tema della luce, cerca di produrre con un impatto “leggero” comunicando chiaramente obiettivi e risultati.
Un impegno progettuale al centro dell’attenzione da lungo tempo, tanto che l’impresa si è recentemente posizionata tra le duecento aziende più sostenibili e trasparenti italiane con fatturato superiore ai cento milioni.
Dagli anni Sessanta iGuzzini significa cultura e ricerca della luce, a qualsiasi scala e contesto, dalla casa alla città; l’allestimento multimediale Living Vibes all’ultima Design Week ci consente di dare spazio alla storia di una delle aziende di lighting design più note in Italia e nel mondo di cui raccontiamo alcune politiche recenti.

Fare luce dai Sessanta
Tra le aziende di punta, storiche, del Made in Italy, iGuzzini, è oggi parte del Gruppo internazionale Fagerhult con 1240 dipendenti e presenza in più di 20 paesi in 5 continenti. Nasce nel 1959 in quel di Recanati dove continua la ricerca e la produzione di soluzioni innovative per l’illuminazione da applicare indistintamente nei luoghi della cultura, dell’hospitality & living, del lavoro, del retail, delle città e delle infrastrutture. Persino il suo headquarter, progettato da Mario Cucinella, è diventato un biglietto da visita verso un progetto ambientale tout court. Ogni anno circa il 6% del fatturato è investito in Ricerca e Sviluppo al fine di innovare in termini di efficienza energetica, durabilità, tecnologie, materiali, processi industriali, comportamenti, con una speciale attenzione, fin da tempi non sospetti, per l’impatto ambientale.

Light Impact: la sfida per la circolarità
L’impegno verso la sostenibilità inizia per iGuzzini già negli anni Ottanta e Sauro Stacchiotti, responsabile sostenibilità dell’azienda, ci riassume alcuni punti nodali:
Il claim Light Impact con il quale il brand comunica l’attenzione alla sostenibilità riflette oggi l’approccio, umile, che ci rappresenta e richiama l’idea di un impatto leggero, minore, perché ad oggi non esistono dimostrazioni scientifiche di un totale abbattimento.
L’azienda è parte di un gruppo che è tenuto a seguire degli obblighi normativi e il focus è agli aspetti vicini al business del caso: un uso efficiente dell’energia elettrica, la riduzione dei processi produttivi, l’emissione nel territorio. La sostenibilità iGuzzini si declina perciò nel business di tutti i giorni. Continua:
La nostra sfida è integrare i principi di sostenibilità in quattro aspetti: design, performance (efficienza energetica), qualità /efficienza luminosa, servizio. Il design è una parte della sostenibilità perché un oggetto impatta quindi va integrato con la sostenibilità
. L’altro aspetto importante è che non si può migliorare nulla se prima non viene misurato e in iGuzzini hanno scelto di farlo con lo strumento scientificamente più diffuso, il LCA (life cycle assessment) che non rivela se l’apparecchio è sostenibile ma quanto. È un metro, ed è oggi lo strumento base per iniziare a progettare gli apparecchi. Il che significa analizzare tutto il ciclo di vita del prodotto, gestire le informazioni, sintetizzarle in numeri e non solo in termini di CO2 rilasciato.

Sostenibilità e processo produttivo
Il 92 per cento dell’impatto ambientale di un corpo illuminante è legato alla fase di utilizzo (e questo dipende a sua volta dal mix energetico del paese dove si prende energia: lo stesso apparecchio ha un impatto diverso a livello di CO2 a seconda del paese) per questo, spiega Stacchiotti, una volta misurati i numeri si pianificano i driver per progettare i nuovi prodotti, come sorgenti LED sempre più efficienti, nuove tipologie di ottiche con efficienze diverse a parità di LED; importante è anche la parte di digitalizzazione per rendere più efficiente l’uso dell’apparecchio. E tra i driver sono compresi anche i processi di verniciatura che non devono rilasciare sostanze inquinanti.
I principi dell’eco-design sono applicati perciò a monte della progettazione quando si valuta preliminarmente l’impatto ambientale (reperibilità, prossimità, etc.), le caratteristiche di utilizzo circolare (riciclo, recupero) dei materiali utilizzati, le dimensioni dell’apparecchio (più è piccolo meno impatta), la predisposizione ad essere disassemblato sia per la manutenzione che per l’eventuale recupero dei componenti, come accade nella recente lampada da tavolo a batteria ricaricabile Whisper. Il riciclo dei materiali vale in particolare per l’alluminio, impattante energeticamente nella sua fase iniziale di lavorazione ma con una catena a fine vita di gran lunga migliore rispetto a più nuovi e sperimentali materiali bio based. Conclude Sacchiotti:
I nostri scarti vengono recuperati ma non vengono utilizzati internamente perché non soddisfano le prestazioni tecniche di sicurezza che cerchiamo per i nostri prodotti. Aumentare il contenuto di materiali riciclati è importante per noi ma senza mettere a rischio la durabilità perché il prodotto più sostenibile e quello che dura di più.






Icone di ieri e di oggi
Con iGuzzini, hanno collaborato nel tempo grandi maestri come Gio Ponti, Renzo Piano, Gae Aulenti, Michele De Lucchi, Ron Arad e Jean-Michel Wilmotte. I primi progetti presentati sono le lampade Zurigo di Luigi Massoni, Polsino di Gio Ponti, Nitia di Rodolfo Bonetto, Sorella di Harvey, disegnate tra il 1966 e il 1972, attualmente aggiornate con fonti luminose sostenibili e materiali contemporanei. Il recente Italian Echoes è un programma di riedizioni storiche che attinge al grande archivio del brand per celebrare il design italiano degli ultimi sessant’anni (vedi foto sopra).
E a partire da quest’anno iGuzzini approfondisce il tema della luce per il living e l’hospitality con Living Vibes e quattro apparecchi diversi tra di loro: Libera, un sistema modulare e adattabile progettato da Artec Studio, importante innovazione nell’ambito dell’illuminazione lineare; l’applique up-down per esterni Allure; la lampada da tavolo a batteria ricaricabile Whisper; le lampade a sospensione BeTwo di Alfonso Femia/AF Design. Quest’ultima, a proposito di innovazione tesa ai contenimenti energetici e la massima prestazione, ha un’ottica ottenuta con lenti prismatiche posizionate sulla superficie curvata del riflettore in materiale termoplastico. Una tecnologia, chiamata catadiottrica, utilizzata di solito nei telescopi e nei fari per la navigazione. Frutto di un intelligente e complesso lavoro di miniaturizzazione porta la migliore e più evoluta performance luminosa.
A queste novità si aggiunge Le Perroquet, disegnata da Renzo Piano per la riorganizzazione del Centre Pompidou di Parigi nel 1999, al suo venticinquesimo anniversario e prima tra quelle “storiche” a prenderne parte.
La disciplina del design è parte fondante di iGuzzini sin dai primi anni Sessanta – dichiara Cristiano Venturini, CEO iGuzzini – e la collezione Living Vibes che presentiamo in anteprima possiede un valore unico: unire alla ricercatezza formale tipica delle atmosfere living una cultura della luce di livello superiore. Per raccontare questo ci siamo affidati a Stefano Boeri Interiors, che ha saputo restituire il nostro messaggio in un’installazione che riflette anche la nostra attenzione al tema della responsabilità ambientale e mostra come la luce può essere sinonimo di connettività, per migliorare la qualità della vita delle persone


