Dell’alchimia che lega il vino ai suoi contenitori
Degustare il vino al suo meglio richiede una sinergia di più fattori, che inizia dal terroir e termina in bocca. Negli step intermedi, tutta l’expertise di cantine e designer che, insieme, progettano l’esperienza in ogni dettaglio.

Il buon vino necessita anche di buoni contenitori. Bottiglie e calici spesso passano in secondo piano nelle descrizioni che ascoltiamo, più concentrate sul metodo, sull’annata, sul bouquet. Gli appassionati sanno che il vino respira e vive più di una vita, quella in botte è solo la prima, cui segue quella in bottiglia, quella nel calice e infine quella della degustazione. Un contenitore che sappia valorizzare le caratteristiche di un vino è una raffinatezza in più, un’attenzione di pochi a cui dovremmo dare sempre più spazio. Fra questi pochi ci sono casi esemplari, eccellenze del vino che dialogano con eccellenze del design per realizzare progetti al servizio dell’esperienza sensoriale più sottile, coniugando estetica e funzionalità.
Perché sostenibile è più buono

Alleggerire il vetro per renderlo più sostenibile. Questo il pensiero che ha guidato la ricerca a monte del progetto per la bottiglia Masi, nata dalla collaborazione fra la storica azienda vitivinicola della Valpolicella, Piero Lissoni, architetto, designer e art director riconosciuto tra i maestri del design contemporaneo, e Verallia, azienda punto di riferimento mondiale nella progettazione e fornitura di contenitori in vetro.
Diminuire la quantità di vetro significa infatti ridurre sia la materia prima necessaria per la produzione sia la quantità di energia impiegata in fase di lavorazione, trasporto e movimentazione. La bottiglia Masi pesa circa il 33% in meno rispetto alla media delle bottiglie dei vini di posizionamento simile.
Piero Lissoni spiega:
Con questo progetto abbiamo voluto rappresentare il nostro profondo rispetto per il vino e dare forma alla bellezza di un contenitore che racchiude al suo interno uno dei liquidi più preziosi del mondo. La bottiglia Masi nasce intorno a due elementi: leggerezza e resistenza. Per disegnarla ci siamo chiesti se fosse possibile diminuire la quantità di vetro, allo scopo di renderla più efficiente, sottile e delicata, senza perdere la robustezza.
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A dire il vero, l’intera confezione è sostenibile: oltre il vetro della bottiglia, anche la carta riciclata dell’etichetta, il sughero naturale del tappo, la capsula riciclabile.

In una continuità di intenti, la bottiglia è stata scelta per contenere il Fresco di Masi. Si tratta infatti di una linea di vini biologici che condivide la stessa filosofia “per sottrazione”: intervento dell’uomo minimo indispensabile, uve vendemmiate nelle ore più fresche e vinificate senza appassimento né passaggio in legno, solo con i lieviti dell’uva, decantati e non filtrati. Una tendenza, quella dei vini naturali, che si sta affermando sempre di più proprio perché risponde bene al desiderio comune di uno stile di vita più autentico. La bottiglia Masi è lo strumento per assaporare il vino nella sua interezza: con gusto e olfatto, ma anche con udito, grazie al collo accentuato che enfatizza il suono del liquido durante la versata.
Forma e sostanza

La cantina Bellavista e il territorio di Franciacorta sono legati profondamente da una lunga tradizione d’eccellenza. Un successo in parte dovuto anche alla bottiglia che ormai da tempo contraddistingue le produzioni della cantina fondata nel 1977 da Vittorio Moretti. Il suo particolare formato, infatti, è il frutto dell’intuizione di Mattia Vezzola, storico enologo per quarant’anni in Bellavista, diventata realtà con il supporto di Vetri Speciali, il cui stabilimento di San Vito al Tagliamento è specializzato nella produzione di bottiglie a tenuta di pressione, per l’imbottigliamento di spumanti e di grandi contenitori.
Vezzola partì dall’idea – rivoluzionaria per un’epoca in cui i vini Franciacorta venivano prodotti quasi unicamente attraverso il travaso – che non solo è possibile rifermentare il vino nelle bottiglie dai grandi formati, ma anche che il risultato porta a un prodotto di qualità. Bellavista decise pertanto di avviare un percorso di sperimentazione in una direzione inesplorata, all’epoca infatti non esisteva alcuna tecnica in materia né alcun precedente al quale potersi affidare o da cui trarre ispirazione. Nel 1983 Vezzola individuò in Vetri Speciali il partner di avventura con le caratteristiche adeguate. Perché di avventura si è trattato: il punto di partenza è stata la richiesta, audace, di poche centinaia di bottiglie a una vetreria abituata a produrre centinaia di migliaia di bottiglie al giorno. Vetri Speciali accolse la sfida e, nonostante i momenti no lungo il percorso, si è arrivati ai formati Jeroboam (3 litri), Mathusalem (6 litri) e Salmanazar (9 litri).
Una storia, quella della bottiglia di Bellavista, che offre più livelli di lettura, da quello di caso studio del prodotto fino a quello della creatività che sa spostare i limiti della tradizione. Per questo è stato deciso di raccontarla al grande pubblico mediante un volume il cui progetto grafico è stato curato da D’Orsi Studio.

Fondata a Pordenone nel 2015 da Giuseppe D’Orsi, direttore creativo, l’agenzia si occupa di progettazione multidisciplinare nel quale collaborano diversi graphic designer, art director, designer di prodotto, fotografi e registi, operativi in tutta Italia. Così D’Orsi commenta il percorso del libro intitolato La forma perfetta.
Il volume è nato dall’incontro di tre realtà che hanno una comune visione sul significato di ricerca, sperimentazione e bellezza.
Per D’Orsi Studio avere la possibilità di progettare un libro per due grandi aziende come Bellavista e Vetri Speciali è stato un privilegio e un’opportunità. La ricerca storica si è svolta negli archivi delle due aziende, intervistando i personaggi e i protagonisti che hanno intrapreso questa vicenda, recuperando le tavole tecniche originali e digitalizzando una grande quantità di disegni e documenti che testimoniano il riuscito esperimento di memoria storica ed evolutiva di un processo progettuale che ha riscritto una parte della storia dell’enologia e della produzione dei grandi formati. Il progetto è stato complesso, lo abbiamo curato in ogni dettaglio e il design grafico ha poi vinto la medaglia d’oro all’European Design Award, l’ADI Index e la menzione d’onore agli International Design Awards di Los Angeles.

Progettare con gli aromi

Bianchi, rossi e bollicine: siamo abituati a degustarli in calici di forme differenziate per tipologia. Più panciuti per i rossi, più raccolti per il bianco, affusolati per le bolle. Ma c’è chi sta andando oltre al concetto di bicchiere varietale, per aprirsi a un livello di esperienza ancora più sottile. Italesse, storica azienda triestina, è stata fondata nel 1979 da Claudio Barducci, distinguendosi con prodotti di altissimo livello, che coniugano forma e funzione, design ed efficienza tecnica. Come per esempio la Flûte N. 5, o il Privé Grand Cru, calice ufficiale del Trento DOC. Senza dimenticare prodotti particolari come la Flûte RJ Optimum, realizzata in collaborazione con Richard Juhlin, uno dei massimi esperti di Champagne, e Claesson Koivisto Rune, uno dei più rispettati studi di design e architettura del mondo. Etoilé Sparkle, progettato in collaborazione con il sommelier italiano Luca Bini, è uno dei calici dall’effetto wow dell’azienda, noto per i sette punti perlage incisi a laser.

A segnare una svolta nella produzione di Italesse è il progetto Senses, avviato dal 2018, che introduce un concetto innovativo nella degustazione: svincolato dalla tradizione legata alla tipologia, Senses presenta calici dalle forme che esaltano piuttosto le specifiche caratteristiche di ogni singolo vino. Come? Destrutturandone la complessità per arrivare ai singoli aromi che lo compongono: ribes, lamponi, pepe nero… Una progettazione prettamente basata sulle sensazioni organolettiche, con l’obiettivo di trovare il giusto equilibrio fra stabilità dell’architettura, estetica e percezione sensoriale. Raggiungendo risultati sorprendenti come quello del Masterclass 90, calice dalle forme simili a quelle solitamente usate per i grandi vini rossi, perfetto per esaltare anche vini bianchi come lo Chardonnay.
Ma non finisce qui. Grazie all’esperienza acquisita con Senses, Italesse si è spinta un passo oltre firmando il progetto T-made, una serie di calici progettati specificamente sulla base dei terroir e delle sensazioni organolettiche di vini importanti nel panorama enologico internazionale. Fra questi, per esempio, il T-made 70, calice ufficiale del Consorzio del vino Brunello di Montalcino.
A rendere ineccepibili le collezioni Masterclass, T-made ed Etoilé è anche la qualità del materiale: vetro Xtreme, machine made pensato per un uso quotidiano intenso, e vetro Excellence, soffiato a bocca e lavorato a mano, di estrema leggerezza e flessibilità. Piccoli capolavori di ricerca e tecnica, che trasmettono anche tanta passione e profondo amore per il vino.

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