Buen retiro fra i vigneti
In Borgogna, l’hotel Como Le Montrachet racconta l’esprit du lieu con il tocco attento di Paola Navone Otto Studio.

Gli appassionati di vino conosceranno bene il villaggio di Puligny-Montrachet, in Borgogna, forse il luogo più famoso al mondo per la produzione di vino bianco. Proprio qui sorge l’hotel COMO Le Montrachet, il primo del brand in Francia, vicino ai piccoli borghi di Chassagne-Montrachet, Meursault, Volnay e Pommard, immerso in un territorio che vanta quattro vigneti Grand Cru e diciassette Premier Cru. La ristrutturazione del complesso è stata affidata a Paola Navone Otto Studio, che ha realizzato una formula hospitality contemporanea intrisa delle caratteristiche locali.
La struttura, ospitalità glocal

COMO Hotels and Resorts, parte del Gruppo COMO, è un’azienda a conduzione familiare che conta 16 hotel e resort in tutto il mondo, ognuno differente dall’altro, tutti caratterizzati dall’offerta di un’ospitalità curata, una cucina di alto livello e un benessere olistico in location che onorano lo spirito del luogo.
Nel caso di Le Montrachet, la struttura è situata nel cuore del paese, nella piazza principale, dove si sviluppa in quattro edifici preesistenti: l’albergo con gli spazi comuni – una locanda del XIX secolo – il ristorante gourmet con il bar à vin, La Residence e Villa Christine, per un totale di 30 camere, comprese le suite.
Una ristrutturazione gentile

Paola Navone Otto Studio ha optato per una ristrutturazione meticolosa, occupandosi del restyling degli spazi e degli interni dell’hotel che sono stati arricchiti da arredi su misura e materiali locali, con un’attenzione particolare per i tessuti, a partire dal Toile de Jouy, un classico della Francia del XVIII secolo, rivisitato dalla stessa Navone. Ai primi tre anni di lavori, che hanno portato l’hotel alla configurazione attuale, seguirà una seconda tranche di interventi con l’obiettivo di realizzare spa e piscina esterna.
Se l’edificio principale e La Residence presentano un aspetto simile, la Villa Christine invece ricorda una grande casa di campagna tipicamente francese. Le stanze nel palazzo principale – protetto dalla sovrintendenza in quanto edificio storico – sono di piccola metratura e sono rimaste obbligatoriamente invariate nella loro pianta. Villa Christine, invece, trattandosi di un ampio spazio vuoto con un soffitto molto interessante e un bel giardino, si è prestata perfettamente a ospitare le 5 grandi suite caratterizzate da colori e volumi molto diversi.
Raccontare lo spirito del luogo

Avendo un margine di manovra limitato dal punto di vista strutturale, Paola Navone ha scelto di esprimere lo spirito locale valorizzando altri elementi. I materiali, per esempio: appartenenti alla tradizione artigianale francese, il ferro battuto e lo zinco (tipico dei tetti) sono stati realizzati ad hoc nei laboratori del posto; altri sono stati prodotti in Italia. Per i rivestimenti sono state selezionate terracotte smaltate. Infine, per aggirare il limite degli spazi piccoli nelle stanze dell’antica locanda, sono stati valorizzati al massimo l’interior design, con arredi su misura, e il decoro, che punta su tessuti, colori, fantasie, carta da parati. Ogni edificio della struttura è identificato da una propria palette: blu, verde e salvia si affiancano alle sfumature di grigio e al gioco del bianco e nero della Villa.
Il sapore del territorio

Alto quasi 10 metri, il padiglione dove è stato allestito il ristorante ha riacquistato fascino grazie all’abbattimento del soffitto preesistente. Nell’ampio spazio ricavato sono installate le sospensioni di Slide Design, personalizzate in loco, ispirate alle luci dei bistrot francesi, che venivano dotate di una rete di protezione per l’eventuale rottura. A contrastare il bianco dei lampadari, la grande parete naturale che si ispira ai canestri per la raccolta dell’uva, realizzata con i rami di salice ricavati dalle potature, intrecciati in un preciso momento dell’anno per ottenerne la giusta flessibilità.
In sala, tavoli in legno e pietra realizzati su misura, abbinati a sedie in bamboo di Mary&Co. Le tende, in tessuto realizzato da Abitex, presentano un pattern Toile de Jouy rivisitato da Otto Studio. Qui, l’Executive Chef Romain Versino propone la sua cucina che, in linea con la filosofia dell’hotel, rivisita le specialità locali basandosi su stagionalità e prodotti del territorio, accompagnate, ça va sans dire, da ottimi vini.