Come annaffiare le piante quando sei in vacanza


Finalmente sono arrivate le tanto attese vacanze! È tutto pronto per la partenza tranne le benamate piante. Come faranno senza le nostre amorevoli cure? Niente paura, ci sono tantissimi stratagemmi per irrigarle anche mentre siamo in ferie.

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Per prima cosa occorre capire quali esigenze hanno le piante che possediamo e per quanto tempo saremo via. Sono grasse? Da appartamento? Fiorite? Si starà via un weekend, una settimana, venti giorni? In base a questi dati è possibile preferire un metodo piuttosto che un altro.


Le piante grasse e succulente

Non è vero che queste piccole amiche non hanno bisogno d’acqua, anzi! Proprio grazie alla loro struttura esse riescono ad incamerare una grossa riserva d’acqua e usarla quando ne necessitano. Per cui sono quelle che più ci facilitano questo compito.

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La procedura è molto semplice: basterà riempire la vasca da bagno o un catino, metterle a bagno per qualche ora e riporle a mezz’ombra. Grazie a quest’immersione, il pane radicale si inumidirà completamente e le piante resisteranno anche 15/20 giorni.


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Piante verdi e/o fiorite

Per tutte le piante, che siano verdi o fiorite, striscianti, rampicanti e chi più ne ha più ne metta, sarebbe opportuno creare il microclima a loro più congeniale (indipendentemente dalle vacanze).

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Basterà posizionarle tutte vicine – possibilmente in un area all’ombra ma con molta luce – e inserire tra un vaso e l’altro dei recipienti pieni d’acqua. In questo modo l’umidità del microclima favorirà l’idratazione della pianta. Infatti, con un grado di umidità dell’aria elevato, il terreno si seccherà più lentamente e le piante staranno bene fino al nostro ritorno.

Il sifone

La fisica ci viene in aiuto e grazie ad essa dormiremo sogni tranquilli pensando alle nostre piante. Per realizzare il metodo cosiddetto del sifone comunicante basta posizionare un grosso recipiente (va bene anche una pentola) più in alto rispetto alla pianta che vogliamo innaffiare. All’interno del vaso, possibilmente vicino alle radici, si interrano fili di lana, strisce di cotone – o altro materiale molto assorbente – che si immergono nel recipiente pieno d’acqua. In questo modo il terreno resterà umido anche per una decina di giorni.

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La bottiglia capovolta

Classico metodo fai da te e per niente dispendioso, facilissimo e molto pratico. Consiste nel mettere una bottiglia piena d’acqua, col tappo leggermente svitato o avvitato e con un piccolo foro che faccia uscire delle gocce d’acqua. Così, con la pressione, l’acqua verrà rilasciata poco a poco e la pianta potrà resistere 5/6 giorni senza essere innaffiata.

Vanno benissimo anche le bottiglie di vetro ma solitamente si svuotano nel giro di 3 giorni.

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Acqua complessata

Anche conosciuta come acqua in gel, in commercio si trovano queste capsule di materiale idrosolubile che contengono – appunto – acqua e nutrienti. Sono a lento rilascio e le piante sono al sicuro anche per tre settimane.

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I coni di ceramica sono un sistema ad irrigazione passiva, ossia un sistema che non ha bisogno di corrente o batterie. È un pò lo stesso principio della bottiglia capovolta ma professionale.

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Si tratta di un dispositivo composto di plastica e terracotta o ceramica con all’estremità un tubo di plastica. Il tubo va inserito in un contenitore pieno d’acqua e per il principio del tensiometro, irriga il vaso quando sente che il terreno è secco.

Vasi con riserva d’acqua

I vasi di questo tipo praticamente fanno tutto da soli: basta rabboccare l’acqua e partire. Quando il terreno ne avrà bisogno, ecco che il livello dell’acqua cambierà e la pianta avrà l’irrigazione di cui necessita.

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Unica pecca di questo sistema è che bisogna partire per tempo e soprattutto sarà un sistema poi definitivo.

Vasca da bagno con stuoia

Ottimo anche in lavandino, forse ancora più comodo per chi ha poche piante. Per realizzare questo sistema è necessaria una stuoia assorbente o, in alternativa, un panno di microfibra molto grande. Praticamente, in vasca da bagno, andrà sistemato un piano d’appoggio leggermente più alto dove posizionare le piante. Sotto ai vasi si stenderà il tessuto che andrà poi a galleggiare su circa due dita d’acqua. È praticamente la versione bigger del sistema del sifone.

Tessuto spugna

Si tratta di un cerchio di tessuto in fibra di cocco che si poggia sul terreno e trattiene circa il 40% di acqua rispetto al suo peso. La pianta, per essere sicuri, andrà irrigata per immersione e una volta posizionato il cerchio, ulteriormente bagnata. L’umidità del terreno resterà altissima e le radici, così, saranno sempre ben irrigate.

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Plant sitter

Analoga alla figura del dog sitter, esiste quella del plant sitter. È un professionista – il più delle volte sono i floral center e i vivai ad offrire questo servizio – che si prende cura delle tue piante a domicilio o, in alternativa, presso un centro specializzato. Con loro la salvezza delle piante è assicurata!

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Il pianerottolo

Spesso e volentieri, vuoi per i ritmi quotidiani, vuoi per timidezza, abbiamo un rapporto con i nostri vicini un po’ distaccato. Ma, nel caso in cui non si riuscissero a trovare soluzioni alternative, è possibile chiedere questo piccolo favore senza dover lasciare le chiavi di casa a nessuno. Basterà posizionare le piante davanti la nostra porta, magari tutte vicine e con dei contenitori d’acqua tra l’una e l’altra come accennato in precedenza, e chiedere al vicino di dare un’occhiata e un’innaffiata ogni tanto.

Amici e parenti

I nostri congiunti più fidati sono i plant sitter ideali, se non fosse che magari non hanno il pollice verde o vivono lontani. Nel caso in cui potessero fare questa gentilezza, sarebbe opportuno facilitargli il compito con una lista di piante da annaffiare e ogni quanti giorni farlo. Ottimo e super pratico!

In caso in cui si dovesse optare per un metodo che lasci amici e vicini da parte, è bene ricordare che le piante senza luce muoiono. Quindi via libera a terrazzi, balconi, pianerottoli e verande ma attenzione alle piante da interno. Lasciare almeno la luce di metà tapparella filtrare!

Ilaria Rita Iannone

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