Mutuo più leggero? Esiste una soluzione che pochi sfruttano
Esiste un metodo con cui il datore di lavoro paga gli interessi del mutuo dei suoi lavoratori, ma in pochi lo conoscono e lo sfruttano: ecco di cosa si tratta, chi può beneficiarne e come fare richiesta. Grazie a questa soluzione si riesce a risparmiare sul mutuo e ad alleggerire la rata mensile.
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Tra le voci del budget familiare, quella inerente al mutuo della casa è spesso la più importante. Una cosa molto interessante da sapere, ma che sfruttano in pochi, è che esiste un metodo che permette di far pagare gli interessi del mutuo sulla prima casa al proprio datore di lavoro, andando quindi a risparmiare sulla rata mensile del finanziamento.
Per farlo, si sfruttano i fringe benefit, strumenti di welfare aziendale che il datore di lavoro concede ai propri dipendenti come integrazione al classico stipendio, e che possono essere sia somme in denaro, che beni, servizi o rimborsi. Tra i fringe benefit più comuni ci sono:
- l’auto aziendale ad uso promiscuo,
- i buoni acquisto o buoni carburante,
- il rimborso delle utenze domestiche (luce, gas, acqua)
- le assicurazioni sanitarie e le polizze welfare,
- i contributi per l’affitto,
- l’istruzione o assistenza familiare,
- il rimborso per interessi del mutuo prima casa.
Il datore di lavoro paga gli interessi del mutuo

Come funziona però, nel dettaglio, questo benefit? Innanzitutto c’è da dire che non tutte le aziende offrono fringe benefit ai propri dipendenti, quindi solamente quelli che hanno la fortuna di averli possono sfruttare questa opzione per risparmiare sulla rata del mutuo.
Solitamente a farlo sono le grandi aziende e i gruppi, che considerano i fringe benefit come uno strumento per motivare i dipendenti. Se l’azienda in cui si lavora li offre, quindi, si può richiedere il rimborso degli interessi passivi sul mutuo a patto che il finanziamento riguardi la prima casa, il piano di welfare aziendale preveda questo tipo di benefit e che il mutuo sia presso una banca italiana.
Non è essenziale che il mutuo sia intestato a chi richiede il benefit, poichè si può richiedere il rimborso anche per il mutuo intestato ad un familiare (coniuge o convivente), ma è conditio sine qua non che la casa a cui fa riferimento il mutuo sia la prima abitazione del lavoratore, e che egli vi abiti stabilmente.
Per chiedere il benefit si deve presentare una richiesta formale al datore di lavoro, in cui si indica l’importo da rimborsare e le modalità scelte, corredata dalla documentazione del finanziamento (contratto di mutuo, piano di ammortamento e ricevute degli interessi) e dalla spiegazione di come il rimborso può influire positivamente sulla motivazione in ufficio e sul benessere psicofisico. Infine, è necessario formalizzare l’accordo per iscritto, per garantire trasparenza e tutela legale per le parti.
I limiti da considerare

Anche se ad un primo sguardo può sembrare che questo tipo di benefit non presenti degli aspetti negativi, questi esistono, e vanno considerati prima di avanzare la richiesta.
Tra questi, vi sono i limiti di esenzione fiscale, che per il 2026 ammontano a 1.000 euro per la maggior parte dei dipendenti, e a 2.000 per quelli che hanno figli fiscalmente a carico. Se si supera questa soglia (sommando anche eventuali altri benefit), l’intero importo diventa tassabile e contributivo.
Inoltre, se si richiede il rimborso, non si possono scaricare gli interessi in dichiarazione dei redditi, e non si ottiene il 19% di detrazione. Inoltre, alcune aziende potrebbero richiedere condizioni vincolanti per concedere il rimborso, come ad esempio una permanenza minima o specifici requisiti contrattuali.