Urban design: lo spazio pubblico come elemento di coesione e di rigenerazione urbana e personale
L’Urban Design ha una importanza fondamentale perché dalla sua buona progettazione dipende la qualità della vita nel nostro ambiente.

“Contesa” tra diverse discipline – architettura, urbanistica, pianificazione, paesaggio – la progettazione urbana, per alcuni più internazionalmente urban design, è materia in fieri per la quale negli ultimi anni si assiste a una domanda crescente proveniente sia dal settore pubblico sia dal privato.
Gli esempi scelti in questo servizio dimostrano come interventi puntuali, seppur a volte misurati nella scala ma ambiziosi nelle intenzioni, possano innescare processi di rigenerazione urbana duraturi. Delle trasformazioni importanti relazionate con le dinamiche urbane quotidiane, per generare uno spazio pubblico al contempo sociale, esteticamente rilevante e rispettoso dal punto di vista ecologico.

- MAB Arquitectura, il valore del vuoto progettato
- Progetto CMR, un segno di luce che connette
- STUDIOSPAZIO+Openfabric, la strada inattesa che invita alla lentezza
- Park, da stazione di servizio a luogo pubblico
- Urban design: lo spazio pubblico come elemento di coesione e di rigenerazione urbana e personale: foto e immagini
MAB Arquitectura, il valore del vuoto progettato

L’architettura trova un ruolo sociale quando si interroga sul suo ruolo strategico nei processi di rigenerazione urbana, anche per contrastare le disuguaglianze. Ne sanno qualcosa gli architetti Floriana Marotta e Massimo Basile di MAB Arquitectura, studio fondato a Barcellona nel 2005 con sede a Milano, che oltre a curare progetti di spazio pubblico si occupano di edilizia residenziale e progetti per la comunità. Il loro approccio multidisciplinare al progetto, integrato tra urbanistica, architettura e paesaggio, è stato recentemente al centro di una mostra (“Positivo e Negativo”) al contempo occasione di confronto, con altri esperti, su esperienze concrete di trasformazione urbana e modelli di governance per lo spazio delle relazioni nella città.
Ne è emerso come sia prioritario dare forma allo spazio intangibile dei flussi, dei percorsi e delle relazioni visive e fisiche di chi abiterà i luoghi, mettendo al centro la persona e la collettività. Da anni ciò si concretizza nel caso di MAB in progetti, a scala diversa, che vanno dal dialogo tra esterno e interno come nel centro associativo e di residenze per lavoratori Patronage Laïque a Parigi; nella definizione degli spazi per la collettività come nel Centro Parrocchiale e Casa Canonica di Reggiolo (Reggio Emilia); nella creazione di un sistema paesaggistico capace di integrare nuovo ed esistente come nel progetto residenziale Abitare a Milano – via Gallarate.
Progetto CMR, un segno di luce che connette

The Sign è un progetto di rigenerazione urbana nella zona sud-ovest di Milano che ha trasformato l’area dell’ex Fonderia Vedani, risalente agli anni Cinquanta, con la presenza di quattro edifici che ospitano le nuove sedi di importanti aziende affacciati su ben due piazze, con ampie aree verdi attrezzate. Le due piazze sono connesse grazie all’ampio varco alla base dell’ultimo immobile edificato, una sorta di portale scenografico con un controsoffitto metallico specchiante che riflette un segno di luce a terra. È questo il trait d’union scelto per connettere visivamente gli edifici e le piazze di The Sign: un percorso luminoso che accompagna il visitatore lungo tutto il sistema degli spazi aperti. L’idea origina dall’arrivo del flusso pedonale dell’attigua metropolitana, attraversa gli edifici, le piazze, e si declina in un percorso nella pavimentazione in pietra chiara con una colorazione più scura rotta dalla vena luminosa a LED. Questo unico, semplice, gesto tiene unito l’intervento, lo ricuce con il contesto e lo rende riconoscibile tanto che lo si ritrova nelle facciate degli edifici, in vetro e metallo, sempre progettati dello studio Progetto CMR – Massimo Roj Architects.

STUDIOSPAZIO+Openfabric, la strada inattesa che invita alla lentezza

Come trasformare un rettilineo di attraversamento veloce di 14 metri di larghezza in un percorso stradale da percorrere lentamente in mezzo al verde? Non è un’utopia ma il progetto di due studi che con Amadei Garden Street hanno risposto alla chiamata dell’amministrazione comunale di Mantova per trasformare un’arteria lunga circa 850 metri a sud del centro storico, a pochi passi da Palazzo Te, in una strada di quartiere a traffico rallentato con una pista ciclabile. La soluzione dello studio di architettura mantovano STUDIOSPAZIO, dei fratelli Eugenio e Samuele Squassabia, insieme ad Openfabric, studio di architettura del paesaggio e urbanistica, è stata di riconsiderare la linearità della carreggiata per rallentare il traffico in modo naturale, senza ricorrere a dispositivi coercitivi ma con una sequenza di chicane a sostituire il rettifilo continuo. Separando il marciapiede pedonale dalla pista ciclo-pedonale e generando una serie di spazi pubblici localizzati, ciascuno con una propria configurazione e qualità. L’elemento centrale del progetto, infatti, è la presenza del verde, lussureggiante e composito, che trae origine dall’osservazione dei giardini privati esistenti che affiancano la strada.

Park, da stazione di servizio a luogo pubblico

Lo studio di architettura milanese Park ha recentemente progettato per l’azienda energetica A2A il Power Hub di Monza, nato dall’esigenza della società di comunicare la propria visione “circolare”, ovvero sostenibile, anche nello spazio fisico.
Al centro del progetto troviamo simbolicamente una pensilina circolare interamente in legno lamellare, composta di dodici costole ancorate a un’anima centrale, che integra in copertura un impianto fotovoltaico. Il piano, leggermente conico, raccoglie l’acqua piovana in un pluviale interno e la convoglia in vasche dedicate, alimentando l’irrigazione minima di un giardino secco a bassa manutenzione.
Il resto della “piazza” vede la presenza del verde con ritagliato solo lo spazio necessario alla sosta e alla manovra, attraverso stalli in grigliato erboso e pavimentazioni drenanti per ridurre il calore. L’approccio progettuale, infatti, considera il suolo non come un supporto passivo ma attivo e lavora sulla rigenerazione ecologica del sito attraverso scelte materiche a basso impatto ambientale, superfici permeabili e parti vegetali, costruendo senza alterare l’equilibrio del terreno per favorire la gestione naturale dell’acqua.

Urban design: lo spazio pubblico come elemento di coesione e di rigenerazione urbana e personale: foto e immagini

