Per un design sostenibile possibile

Sentiamo parlare frequentemente di sostenibilità, ma cosa significa questo per un prodotto di design? Nessun dubbio a riguardo la sfida più significativa della nostra epoca sta nel ridurre gli sprechi realizzando prodotti durevoli e riciclabili progettando l’intero ciclo di vita del prodotti  dalla produzione allo smaltimento.

Per un design sostenibile possibile

Le cose. Una storia degli anni sessanta. è il romanzo d’esordio di Georges Perec. Un libro pieno di cose: stanze sovrabbondanti di oggetti, dettagliate descrizioni delle case abitate e di quelle desiderate dai protagonisti, vestiti, negozi in cui comprare. I protagonisti, studenti squattrinati, inseguendo il sogno di una vita agiata, abbandonano gli studi e iniziano a lavorare nelle ricerche di mercato. Riuscire a possedere determinati tipi di oggetti significa diventare qualcuno, avere un determinato status. La loro non è solo una ricerca di elevazione sociale, essi chiedono alle cose di operare in loro, per forza e magia, una metamorfosi: cercano di avere per essere. Un libro che racconta il difficile rapporto con gli oggetti degli ultimi sessanta anni, l’uomo vive la relazione con gli oggetti come un’estensione di se con un comportamento compulsivo. Fortunatamente un nuovo approccio si fa strada da qualche anno. Stiamo tutti imparando ad acquistare solo le cose di cui abbiamo bisogno o per cui abbiamo davvero passione. Stiamo diventando più esigenti riguardo a ciò che acquistiamo e iniziamo a preoccuparci di come sono fatti gli oggetti che desideriamo  e dove sono fatti. Anche all’interno del design stesso, l’emergere dell’etnografia del design, del co-design, del design partecipativo e delle indagini di design segnala ulteriormente che anche i designer stanno adottando sempre più gli strumenti dell’osservazione sociale come risorse. Ma come dovrebbe essere un prodotto per essere definito sostenibile? Per essere tale un prodotto dovrebbe utilizzare materiali riciclati o essere fabbricato in uno stabilimento che non utilizza combustibili fossili per diventare più sostenibile. Dopo che il prodotto è stato creato, dovrebbe essere utile per molto tempo e per concludere dovrebbe  essere progettato in modo tale da poter essere riutilizzato o riparato o biodegradabile una volta che non è più utile.

Per un design sostenibile possibile

 

Il mercato italiano fa passi in avanti rispetto a questo nuovo approccio, ne è un esempio OTO chair, disegnata da Alessandro Stabile e Martinelli Venezia.  La sedia è parte di un manifesto del design circolare, One To One,  marchio creato per puntare sul cambiamento e attivare attraverso il design stili di vita consapevoli e sostenibili. OTO Chair mette a sistema un approccio e una filiera totalmente sostenibili. La seduta è realizzata in plastica riciclata è prodotta con un solo stampo grande un terzo di quelli tradizionali e venduta ottimizzando tutti i passaggi produttivi, dalla logistica al trasporto: la sedia si compra on line (https://onetooneobjects.com/) e arriva all’acquirente in un giorno smontata dentro una confezione flat ed ecologica come il prodotto che contiene.  OTO Chair è un’icona minimalista e industriale, democratica e facilissima da montare: l’assemblaggio è un incastro intuitivo che non richiede viti o inserti di qualsiasi tipo.

Per un design sostenibile possibile

Da subito, abbiamo intuito che non bastava l’impiego di materiali riciclati: bisognava pensare a qualcosa che mettesse a sistema l’intera filiera sostenibile, dalla produzione alla logistica fino alladistribuzione e al montaggio, per stimolare il pubblico con un prodotto in grado di attivare una consapevolezza nuova. (Stabile e Martinelli Venezia) 

La storia di OTO Chair inizia sei anni fa, quando Alessandro Stabile e Martinelli Venezia cominciano a lavorare al progetto di una sedia industriale che per i due studi doveva attivare un pensiero e uno stile di vita nuovo, coerente con le richieste che le emergenze ambientali pongono all’essere umano. Una sedia che fosse esteticamente rilevante,  un nuovo capitolo del paesaggio domestico Made in Italy. Il design minimale della sedia risponde all’esigenza di ridurre al massimo gli scarti di produzione in termini di materia, tempo ed energia. Viene confezionata in un pack di polpa di cellulosa riciclata e riciclabile per passare direttamente all’utilizzatore: questo, permette di saltare tutti i passaggi tra intermediari risparmiando in termini economici, di trasporto ed emissioni. La sostenibilità di OTO Chair si traduce anche nella durabilità e nel prezzo, ispirato a un criterio di inclusività. È creata con plastica riciclata post-industriale e contribuisce a rimuoverne altra dai mari grazie alla collaborazione tra One To One e Ogyre, la prima startup B Corp che ha sviluppato una piattaforma digitale di “ Fishing For Litter”: pulisce l’oceano ogni giorno, grazie alla partecipazione attiva della propria community.

Per un design sostenibile possibile

Per  design sostenibile possibile bisogna arrivare  al cuore delle persone, mirare ai valori e ad un cambiamento prima di tutto culturale. Questo prodotto, coinvolgendo tutte le fasi della progettazione, della produzione, dell’assemblaggio, della distribuzione, dell’uso-consumo centra totalmente l’obiettivo.

Roberta Borrelli
Laureata in Architettura nel 2007, presso la facoltà di Napoli Federico II, alla continua ricerca di novità in grado di emozionarla si trasferisce a Milano dove fonda Makeyourhome studio,un laboratorio di ricerca creativa nato dal desiderio di proporre un nuovo modo di vivere l’esperienza della progettazione, dal blogging al cantiere, i nuovi strumenti del mestiere sono online ed emotivi. La casa racconta non solo il proprio stile ma un approccio unico alla vita, è con questo spirito che nel 2012 nasce Makeyourhome,un blog di interior design che porterà la sua professione a confrontarsi con il mondo del digital. Oggi lo studio lavora su diversi livelli, dalla consulenza d’interni on-line al progetto di ristrutturazione, dall’art direction allo styling, con una ricerca improntata sull’abitare e sviluppata attraverso l’interazione tra comunicazione, design e architettura.