L’isola della speranza, il progetto etico e culturale di Marco Piva
Parte del progetto visionario Design for life di Studio Marco Piva, l’”isola della speranza” è un’architettura galleggiante che combina soluzioni sostenibili con una connessione profonda alla natura.

Un contenitore per raccogliere molteplici esperienze di progetto, così si può in estrema sintesi definire la visione celata dietro al claim Design for Life, dove la progettazione si fa veicolo per influenzare il cambiamento nella quotidianità del mondo.
Si fa promotore di questa visione lo Studio Marco Piva, fondato nel 1992 dall’architetto e designer milanese, con alle spalle una storia ultratrentennale rappresentativa di un approccio al progetto globale che comprende dall’urbanistica al design, con una sorta di vocazione speciale per i progetti dedicati all’ospitalità.
Da un paio d’anni all’interno dello Studio si è avvertita l’esigenza, in linea con i grandi temi con cui la cultura del progetto si sta confrontando negli ultimi anni insieme agli ultimi sviluppi sociali, di dedicare un’area di ricerca per i progetti solidali. Sarà anche uno dei temi della ventiquattresima Triennale di Milano (Inequalities, dal 13 maggio) dove le grandi sfide geopolitiche e biopolitiche verranno per alcuni mesi discusse a più voci.
La divisione Design for Life è curata dalla co-fondatrice dello Studio, l’architetto Sarah Gabaglio, con il coinvolgimento attivo delle diverse professionalità che operano al suo interno. È lei stessa a ricordare che:
la volontà di Design for Life non è solo quella di realizzare progetti, ma anche ricerca e condivisione da realizzare insieme alle conoscenze acquisite negli anni per creare un percorso comune di solidarietà con le aziende, i clienti ed i colleghi
In questo modo si intende favorire un miglioramento sociale a 360 gradi, dalla sostenibilità alla valorizzazione dei territori e a questioni più ampie, dalla parità di genere ai cittadini più fragili.
Detto altrimenti, la creatività di architetti, ingegneri e interior designer è donata al presente per disegnare un futuro più etico e solidale.

Ne è un esempio plastico il progetto Floating Hope, attualmente in corso, seguito dall’architetto Armando Bruno, partner e CEO dello Studio, che riguarda le abitazioni galleggianti da realizzare in un’area della città di Lagos, in Nigeria, dove le persone vivono in abitazioni inadeguate e precarie, in una delle situazioni più drammatiche al mondo, non solo a causa della criminalità e dell’insicurezza dovuta alla violenza diffusa, ma anche a causa delle crisi ambientali.
Oggi più del 40% della popolazione vive in contesti rurali, soggetta alle criticità legate al cambiamento climatico, come l’innalzamento del livello del mare, che porta con sé la crescente necessità di sviluppare soluzioni abitative in grado di affrontare le sfide presenti nei luoghi di transizione tra terra e acqua, dove le interazioni possono risultare intricate e estremamente mutevoli.
Per questi motivi, alcune realtà e studi di tutto il mondo si stanno dedicando allo studio di architetture galleggianti che possano aiutare a evitare inevitabili tragedie umanitarie. E anche Floating Hope, il progetto in via di sviluppo di SMP, si pone l’obiettivo di delineare un approccio architettonico innovativo, improntato alla sostenibilità e all’ecologia, al fine di sviluppare sistemi costruttivi semplici ma tecnologicamente all’avanguardia. Con l’obiettivo di trovare un equilibrio tra tradizione e innovazione, adattandosi ai cambiamenti ambientali, non solo riducendo l’impatto negativo sull’ambiente, ma anche contribuendo attivamente alla sua preservazione e rigenerazione, promuovendo un equilibrio tra il benessere umano e la salute dell’ecosistema.
Raccontano gli architetti dello Studio Marco Piva che il primo passo è stato individuare un materiale strutturale autoctono idoneo alla costruzione delle abitazioni. Durante le ricerche sul territorio si è fortunatamente scoperta l’esistenza di un’organizzazione impegnata nella promozione di progetti legati al bambù.
Così attraverso l’INBAR-International Bamboo and Rattan Organization e con il supporto di Navigo Toscana, la più grande rete di imprese nautiche in Italia, si è individuata una soluzione costruttiva modulare. Si tratta di quattro modelli di case galleggianti diversamente assemblabili secondo le esigenze, a partire da una superficie di 32 metri quadrati, ispirate a modelli abitativi preesistenti e composte principalmente da elementi realizzati con la fibra autoctona e con lamiera a greca in alluminio. L’idea di fondo è di intervenire nel rispetto profondo del tessuto sociale, preservando l’integrità delle abitudini di vita delle comunità coinvolte anche nella disposizione degli interni – come si vede dai disegni – e dando particolare attenzione alla valorizzazione dei materiali locali e sostenibili. Come, ad esempio, il rattan con cui verranno realizzati gli arredi e le finiture degli spazi, in perfetta simbiosi con l’ambiente naturale.
L’intera struttura sarà poi elevata e appoggiata su una zattera costituita da barili di plastica riciclati. Una soluzione intelligente e a basso impatto ambientale che permette di sfruttare risorse rinnovabili e recuperate, riducendo così l’impatto sull’ecosistema circostante.
Sul fronte degli aspetti impiantistici, saranno integrate soluzioni avanzate per garantire il soddisfacimento delle esigenze di approvvigionamento idrico ed energetico, consentendo una gestione autonoma ed efficiente delle risorse.
L’isola della speranza, il progetto etico e culturale di Marco Piva: foto e immagini





