Il progetto immaginifico di Lorenzo Damiani, tra usi alternativi dei materiali e tanta voglia di sperimentare l’inedito

Autore:
Ali Filippini
  • Giornalista
Tempo di lettura: 5 minuti

Ripercorrendo la mostra About Wood il designer Lorenzo Damiani ci racconta una summa delle sue ricerche intorno al legno per immaginare nuove modalità costruttive.

 

Il progetto immaginifico di Lorenzo Damiani, tra usi alternativi dei materiali e tanta voglia di sperimentare l’inedito.
About Wood, foto M. Cirenei

Una spiccata visionarietà contraddistingue da sempre la ricerca progettuale, quindi il lavoro, di Lorenzo Damiani che è indubbio tra i designer più osservati dalle nuove generazioni dopo aver brillato lui stesso, tra gli altri, nel firmamento del nuovo design italiano di inizio millennio.

Mentre gli altri si accontentano di progettare Damiani spesso inventa, scegliendo la non facile strada della reinvenzione tipologica con risultati spesso sorprendenti.

Nel corso della sua carriera ci ha regalato arredi trasformabili e giocosi (Campeggi); rubinetti da azionare come joystick (IB Rubinetti); oggetti decorativi, come i vasi, o più utili da materiali lapidei recuperati con attenzione e invenzione; persino una panchina ottenuta da una lastra di marmo sorprendentemente flessibile.

Il progetto immaginifico di Lorenzo Damiani, tra usi alternativi dei materiali e tanta voglia di sperimentare l’inedito.
About Wood, foto M. Cirenei

Per due anni consecutivi Damiani ha scelto di rendere partecipe nel corso dell’affollata Design Week milanese la comunità del design di alcune sue riflessioni, in particolare legate all’uso dei materiali. L’ultima occasione, dopo il marmo, è toccata al legno con About Wood; un episodio particolarmente interessante per le soluzioni proposte che esplorano tecniche e abbinamenti materici in un’ottica di sostenibilità e circolarità a lui già cara da tempi non sospetti.

Il progetto immaginifico di Lorenzo Damiani, tra usi alternativi dei materiali e tanta voglia di sperimentare l’inedito.

Guardando alle invenzioni della succitata mostra – ovvero un display di oggetti e campioni materici per presentare le sue ricerche intorno al legno rendendo chiare le componenti e le modalità costruttive – il primo a sorprenderci è il prototipo di un grande tavolo della lunghezza di due metri. La struttura è modulare quindi facilmente smontabile ma se all’apparenza sembra realizzato interamente in legno in realtà nasconde un trucco: le gambe sono ottenute da tubi di cartone impiallacciato mentre il piano è un classico tamburato.

L’obiettivo iniziale era di utilizzare il minimo del materiale ligneo usando altri materiali, di tutta conseguenza anche se lo scopo non era ottenere un tavolo leggero poi lo è risultato con i suoi soli 35 kilogrammi e, aggiunge Lorenzo Damiani, non c’è bisogno di separarne i materiali nella sua dismissione. Derivano tutti dalla cellulosa (il legno alla fine è solo un 15%) pertanto, come già succede con le spalle in tamburato degli armadi – composti da cartone alveolare, impiallacciatura e profili in massello – verranno smaltiti tutti nello stesso modo

Il progetto immaginifico di Lorenzo Damiani, tra usi alternativi dei materiali e tanta voglia di sperimentare l’inedito.

Più che un tavolo è un modo di raccontare e proporre un uso alternativo del legno, scaturito dall’analisi della tecnologia del tamburato, per abbracciare altre modalità ma sempre ragionando sulla pelle degli oggetti. “È un pensiero riferito all’intero ciclo di vita del prodotto”, sintetizza efficacemente il designer che, come già fatto con il marmo, invita a usare con parsimonia i materiali, soprattutto quelli naturali, riconsiderando anche l’importanza dei semilavorati. Come già aveva dimostrato con una collezione di contenitori torniti dal truciolare, sempre esposti, rimasta un’eccellenza tra le autoproduzioni di questo primo decennio.

Il progetto immaginifico di Lorenzo Damiani, tra usi alternativi dei materiali e tanta voglia di sperimentare l’inedito.

 

La riflessione sul fine vita dell’oggetto e i materiali continuano con il secondo prototipo esposto di tavolo basso realizzato con un materiale simil ligneo, sempre inventato. Se nel tavolo da pranzo l’utilizzo del materiale meno nobile, il cartone, non era dichiarato qui accade esattamente il contrario perché se ne indovina la presenza nello spessore del piano: una riga sottile data dall’inserimento di un cartoncino (quello degli album da disegno, dice Damiani) inserito tra due fogli di impiallacciato. Da questo sandwich si ricava un pannello estremamente sottile, ma molto resistente, che basta arrotolare e fissare con delle mollette per dare forma all’oggetto.

Il progetto immaginifico di Lorenzo Damiani, tra usi alternativi dei materiali e tanta voglia di sperimentare l’inedito.

Puntualizza il progettista:

È una sorta di arredo da assemblare una volta acquistato il kit, quindi un progetto self made, dove sarà l’utente finale a realizzare il pezzo con una semplice operazione. Sono due approcci diversi per due oggetti destinati a target differenti ma accomunati dalla voglia di utilizzare meno legno possibile…

Il progetto immaginifico di Lorenzo Damiani, tra usi alternativi dei materiali e tanta voglia di sperimentare l’inedito.

Da queste riflessioni si ricava una metodologia di progetto ma anche un’etica di fondo nei confronti della produzione:

Io adoro il legno – confessa il designer – ma proprio perché lo adoro, come il marmo e gli altri materiali naturali che hanno impiegato migliaia di anni per formarsi, dovremmo essere più coraggiosi nel non usarli o nel farlo con parsimonia. Riconsiderare l’uso dei semilavorati, come i pannelli in truciolare ricavati dal pioppo appositamente coltivato, fa in modo di chiudere il cerchio e non intaccare il patrimonio naturale.

Una lezione importante.

Il progetto immaginifico di Lorenzo Damiani, tra usi alternativi dei materiali e tanta voglia di sperimentare l’inedito.
Lorenzo Damiani

Il progetto immaginifico di Lorenzo Damiani, tra usi alternativi dei materiali e tanta voglia di sperimentare l’inedito: foto e immagini

Ali Filippini
Ali Filippini, laureato in design al Politecnico di Milano, dottore di ricerca in Design, affianca all'attività didattica quella professionale in ambito editoriale collaborando come giornalista pubblicista per riviste di settore (Abitare, Auto&Design) e a progetti dedicati alla cultura del design. Per Pianeta Design i suoi contributi vertono maggiormente sui temi della tecnologia e dell’innovazione.