Leggere le città per anticiparne i cambiamenti

Autore:
DOS
  • Strategic & Innovation Design

Esplorando lo sviluppo urbano recente attraverso una lente innovativa, questa nuova Visione si addentra nei mutamenti delle città contemporanee. Con un approccio che fonde principi di design e trend emergenti, proponendo una visione fluida e adattabile delle metropoli di domani. Leggere le città per anticiparne i cambiamenti.

Guy Debora / Naked City
Autore: Guy Debord / Yale University Library

Leggere può sembrare un’azione semplice, ma che può avvenire solo se si conoscono le regole con cui l’oggetto della lettura è costruito. Leggere un testo, cartaceo o digitale è qualcosa che la maggior parte degli abitanti del genere umano compie quotidianamente, a partire dalle prime ore di veglia, fino alle ultime; leggere altri linguaggi, diversi da quelli verbali, come ad esempio una musica, è un gesto già più complesso, che è spesso abbinato alla riproduzione di ciò che si sta leggendo.

Nonostante circa il 55% della popolazione mondiale, secondo le stime del Dossier “World Urbanization Prospects 2018” redatto dall’ONU, viva in un contesto urbano, solo pochi hanno gli strumenti per leggere le città, e ancora meno, e non per forza gli stessi capaci di leggerle, hanno il potere di operare cambiamenti all’interno di esse.

Nelle città nasciamo e moriamo, ci riproduciamo, ci muoviamo, aspettiamo, amiamo e odiamo, lavoriamo e ci riposiamo; nelle città viviamo parte delle nostre vite e ogni attività di cui il nostro cervello possa inviare un impulso al nostro corpo, può essere svolta ed esperita nel tessuto urbano; ogni uomo che rivendica il proprio posto nella città, rivendica quindi la propria esistenza come cittadino. Ma le città contemporanee, sempre più ambigue e fluide non sono le stesse del passato, non presentano le stesse strutture e le medesime funzioni, sono mutate, come è mutato l’uomo che le abita, perché si sono modificate le sue abitudini e alcuni dei suoi bisogni.

L’interiorizzazione delle città

Le città sono qualcosa di simile a ciò che il sociologo Derrick De Kerckhove ha chiamato «interiorizzazione», l’introiezione, quindi, di un fenomeno esterno all’interno del proprio bagaglio cognitivo personale.
Ed è questa dimensione interiorizzata, questa centralità del gesto di appropriazione che, a partire dai primi anni Duemila, inizia a portare il progetto dello spazio urbano a quella lettura della città contemporanea che non sembra più attuabile tramite le categorie della pianificazione e del disegno urbano ma che necessita di avvalersi del contributo di sguardi diversi.

What if

Attraverso l’adozione di analisi “what-if” di alcune tendenze attuali, si propongono cinque scenari urbani, in cui il design è impiegato come una sistematica esplorazione, e non tanto con lo scopo di ritrarre ciò che verrà. Piuttosto ogni scenario è presentato singolarmente con l’obiettivo di aprire possibili discussioni e dibattiti.

Leggere le città per anticiparne i cambiamenti

Methodology: I driver di lettura

Seattle Design Festival Block Party 2014
Autore: Trevor Dykstra / ArchDaily

Data la complessità della propria struttura, per leggere le città possono essere assunte diverse chiavi di lettura. Utilizzando il design come vettore principale, il testo ragiona sui driver della città modellati dalla società, dall’economia.

In particolar modo, da un lato si è ragionato su alcuni aspetti chiave dello Urban Design tratti da “Urban Design: Compendium” di Davies, e dall’altro su elementi tangibili e intangibili dello spazio urbano.

Key Aspects of Urban Design

I seguenti principi, secondo Davies fanno riferimento sia alla progettazione che alla riprogettazione di aree urbane, sia verde che costruita.

Places for People

Perché i luoghi siano vissuti bene e amati, devono essere sicuri, confortevoli, vari e attraenti. Devono anche essere caratteristici e offrire varietà, scelta e divertimento. I luoghi vivaci offrono opportunità per incontrare persone, giocare in strada e guardare il mondo che passa.

Enrich the Existing

I nuovi progetti dovrebbero arricchire le qualità dei luoghi urbani esistenti. Questo significa incoraggiare una risposta distintiva che nasce dal suo ambiente e lo completa. Questo si applica ad ogni scala – la regione, la città, il paese, il quartiere e la strada.

Make Connections

I luoghi devono essere facili da raggiungere ed essere integrati fisicamente e visivamente con l’ambiente circostante. Questo richiede attenzione a come spostarsi a piedi, in bicicletta, con i trasporti pubblici e in macchina – e in quest’ordine.

Work with the Landscape

Luoghi che trovano un equilibrio tra l’ambiente naturale e quello creato dall’uomo e sfruttano le risorse intrinseche di ogni sito – il clima, la forma del terreno, il paesaggio e l’ecologia – per massimizzare il risparmio energetico e l’amenità.

Mix Uses and Forms

Luoghi interessanti, piacevoli e confortevoli soddisfano una varietà di richieste da parte della più ampia gamma possibile di utenti, servizi e gruppi sociali. Essi intrecciano anche diverse forme di edifici, usi, tenute e densità.

Manage the Investment

Affinché i progetti siano sviluppabili e ben curati, devono essere economicamente sostenibili, ben gestiti e mantenuti. Questo significa capire le considerazioni di mercato degli operatori, assicurare un impegno a lungo termine da parte della comunità e dell’autorità locale, definire meccanismi di consegna appropriati e vederli come parte del processo di progettazione.

Design for Change

Il nuovo sviluppo deve essere abbastanza flessibile da rispondere ai futuri cambiamenti nell’uso, nello stile di vita e nella demografia. Questo significa progettare per l’efficienza energetica e delle risorse; creare flessibilità nell’uso della proprietà, degli spazi pubblici e dell’infrastruttura di servizio e introdurre nuovi approcci al trasporto, alla gestione del traffico e al parcheggio.

Leggere le città per anticiparne i cambiamenti

Design Layers

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Autore: Emilio Lonardo

Gli elementi, tangibili e intangibili delle città, devono essere considerati come layer sovrapposti che contribuiscono a generare l’identità di una città.

History

Il layer della storia comprende tutto ciò che possiamo definire come la cultura della città, ovvero ciò che è tramandato, esplicitamente o implicitamente, fino al tempo presente: avvenimenti particolari, eventi tipici, personalità importanti, peculiarità nate nel passato e resistite, rimanendo contemporanee

Geography

La geografia di una città è rappresentata dalle componenti fisiche, l’orografia, la presenza di verde o di elementi d’acqua, la distanza o l’altezza dal mare, ovvero tutto ciò che ne caratterizza il territorio.

Path

Per percorsi si intendono tutti gli sviluppi infrastrutturali che collegano le parti della città tra di loro e gli spazi vuoti che si definiscono. Per analizzare questo layer sono quindi da guardare le strade pedonali, quelle ciclabili, le carreggiate, i viali alberati, i sentieri, le piazze, gli slarghi eccetera.

Landmarks

Un landmark urbano è stato definito da Kevin Linch come un oggetto che fornisce “punti esterni di orientamento, di solito un oggetto fisico facilmente identificabile nel paesaggio urba-no”. La mappa dei landmark, i quali possono essere anche elementi naturali, è importante per una città poiché può aiutare anche a generare sotto-territori.

Assets

La presenza di attrezzature in una città e nei suoi luoghi costituisce il catalogo di tutto ciò che permettere di svolgere al meglio le attività progettate e non progettate, tra cui elementi per sedersi, playground, chioschi, apparecchi illuminanti, cestini, segnaletica.

People and other entities

L’ultimo livello, quello principale affinché una città e i suoi spazi possano esistere in qualità di luoghi, è costituito dalle persone e dalle relazioni che si innescano tra di loro e con gli alri elementi animati e inanimati che abitano il territorio. A questo livello si palesa concretamente il rapporto duale tra spazi e persone in un vortice continuo di cambiamenti e accadimenti più o meno lenti.
Tutti questi livelli non sono da considerarsi perfettamente adiacenti ma, come in una colonna vertebrale presentano piccoli spazi in cui ci sono una miriade di storie nascoste, da leggere, per i progettisti, come occasioni progettuali per dare forma alle aspettative degli abitanti delle città.

Analysis: What if…

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Autore: Pola Damonte/ Getty Images

L’analisi “What if”, si applica in contesti di design thinking ogni qualvolta si voglia esplorare la complessità degli eventi e delle azioni su cui intervenire progettualmente in contesti futuri e non ancora individuabili totalmente nella realtà attuale, in modo da poter definire quali siano le componenti chiave da progettare in tutte le loro sfaccettature.

Identificando i trend attualmente in atto rispetto ai cambiamenti delle città, sono stati individuati i cluster che, estremizzati, hanno dato vita a 5 scenari di città che vengono raccontati proprio a partire dalla situazione presente. Il “rumore di fondo” che si è tentato di codificare per l’elaborazione degli scenari è stato sezionato in categorie che riguardano:

Urbanizaiton

Il futuro della popolazione mondiale è urbano. La popolazione globale sta aumentando e più della metà della popolazione mondiale vive ora in aree urbane. La popolazione rurale globale, al contrario, sta diminuendo. Nel 1950, solo il 29% delle persone viveva nelle città, mentre si prevede che la popolazione urbana mondiale aumenterà di 1,5 volte fino a 6 miliardi, raggiungendo il 68% della popolazione urbana nel 2040.

Social life

Negli ultimi anni si è visto un forte contrasto tra i paesi ricchi colpiti dalla recessione e i “giganti” emergenti. Le stime delle banche di sviluppo asiatiche e africane, usando un’ampia definizione di classe media che vive con 2-20 dollari al giorno, lo confermano. Sulla base di questo presupposto l’Asia e l’Africa hanno visto aumentare la classe media più grande dal 1990 al 2008. Tuttavia, le prove che questo progresso porterà a richieste politiche che rimodelleranno il mondo in via di sviluppo stanno aumentando.

Technology

Le tecnologie emergenti sollevano discussioni tra due estremi: l’attenzione sui potenziali guadagni e quella sui potenziali pericoli. La vera sfida sta nel pensare tra questi due poli. Questo approccio intermedio sta diventando più pressante man mano che il cambiamento tecnologico si approfondisce e accelera, e che il web diventa più consapevole dell’impatto sociale, politico e persino geopolitico ritardato delle precedenti ondate di innovazioni. Ciononostante, le preoccupazioni per le tecnologie e i nuovi conflitti dovrebbero essere prese in considerazione.

Leggere le città per anticiparne i cambiamenti

What if we shape Cluster Cities

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Autore: Lundberg Design/ lundbergdesign.se

Nel 2016, Carlos Moreno propose il modello di “15-Minute City”, basato su un’urbanistica incentrata sulla prossimità e sull’accessibilità pedonale e ciclabile a servizi essenziali. La pandemia ha accelerato l’adozione di questo modello, enfatizzando la salute e la resilienza urbana. Città come Stoccolma e Vancouver hanno adattato l’idea a scale temporali diverse, mentre Sydney punta a migliorare la connettività tra i centri metropolitani. La valorizzazione dei quartieri urbani si riflette nell’emergere di servizi locali e nella riqualificazione di aree urbane, come evidenziato dalle iniziative di “Project for Public Spaces”. Il concetto di cluster urbano, discusso già negli anni ’50, si evolve in una visione che fonde lo spazio pubblico e privato, creando una città più integrata e personalizzata per i suoi abitanti.

Tutti questi elementi hanno la caratteristica di avere una valenza oggettiva ma anche soggettiva; così, per ogni città esistono più città, pari al numero di persone che la vivono, l’hanno vissuta o, semplicemente, l’hanno transitata. A tale proposito è utile l’esempio condotto da Ugo La Pietra che, per il lavoro di ricerca sull’analisi e la decodificazione urbana, propone di identificare grazie alla sovrapposizione di livelli, la “città dei propri monumenti”, la “città della propria informazione”, la “città dei propri itinerari”, componendo così un ultimo tipo di mappa, la “città della propria mente”.

Le Cluster Cities si configurano come un insieme di spazi urbani interconnessi e resilienti, dove la vita quotidiana è ridefinita dalla prossimità e dalla sostenibilità, integrando la dimensione fisica con quella digitale e psicologica, per formare comunità poliedriche e adattabili che valorizzano l’identità locale e promuovono il benessere dei cittadini in ogni aspetto della vita urbana.

Leggere le città per anticiparne i cambiamenti

What if we shape Branded Cities

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Autore: Ogilvy / Coolhunter

Il brand territoriale, che fonde identità e valore di un luogo, è cruciale nella comunicazione dei suoi attributi unici. Con la globalizzazione, il branding urbano è diventato uno strumento chiave per le città per mantenere la propria unicità e attrarre turisti, residenti e investitori. Una strategia di city branding efficace deve considerare sia la percezione interna che quella esterna, influenzando positivamente le mappe mentali dei residenti e dei visitatori. Gli strumenti di city branding includono rappresentazioni culturali ed eventi che trasmettono l’essenza della città. Esempi di successo come “I Love New York” e “I amsterdam” mostrano l’impatto di un branding efficace. Bologna e Göteborg hanno anche implementato strategie innovative, evidenziando l’importanza di un legame distintivo tra i cittadini e il loro territorio.

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Autore: Emilio Lonardo
L’esagono di Anholt

Simon Anholt ha proposto un framework che si concretizza in un diagramma ad esagono da utilizzare per analizzare e costruire il brand urbano, valutando sei dimensioni dell’immagine di una città:
1. Presence (Presenza): Il riconoscimento della città a livello nazionale e internazionale.
2. Place (Luogo): La percezione fisica della città, includendo il clima, la pulizia, e l’attrattiva di edifici e parchi.
3. Prerequisites (Prerequisiti): Come i servizi di base della città sono percepiti in termini di qualità e accessibilità, includendo l’educazione, la sanità, i trasporti e i servizi sportivi.
4. People (Persone): Se gli abitanti sono visti come accoglienti e se i visitatori possono integrarsi facilmente.
5. Pulse (Pulsazioni): La vivacità della città, la disponibilità di attività di svago e l’esistenza di elementi nuovi da scoprire.
6. Potential (Potenziale): La percezione di opportunità economiche e educative, come la facilità di trovare lavoro o di accedere all’istruzione superiore.

Senza sfociare in scenari distopici simili a quello immaginato da David Foster Wallace nel suo “Infinite Jest” in cui i singoli anni sarebbero stati sponsorizzati da marche, immaginare una Branded City può voler dire anche immaginare un nuovo rapporto tra Società Private ed Istituzioni, che possa configurare un nuovo modello di cooperazione, in cui i diversi attori in gioco possano tornare ad appropriarsi dello spazio pubblico in modo leggero e dove la comunicazione possa essere sussurrata grazie alla realizzazione di progetti di luoghi (ad esempio la campagna del 2013 di IBM – Smart Ideas for Smarter Cities), piuttosto che urlata attraverso grandi manifesti e campagne pubblicitarie tradizionali.

Le Branded Cities si delineeranno come spazi dinamici dove l’identità urbana e la partecipazione collettiva si fondono, creando città che narrano storie uniche attraverso l’integrazione di tecnologie, design e iniziative comunitarie, rafforzando così la connessione emotiva dei cittadini con il tessuto urbano.

What if we build Event Cities

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Autore: Ettore Sottsass / Casabella #365

Nel 1973, Ettore Sottsass Jr. criticò la visione che relega la vita all’ambito lavorativo e consumistico, proponendo invece di vivere pienamente, con una consapevolezza corporea e psichica. Questa prospettiva rifletteva le mutevoli dinamiche di una società in via di globalizzazione, dove il valore d’uso si trasformava in valore di scambio, deprivando la città della sua essenza interattiva e partecipativa. La crisi economica e l’avanzamento tecnologico hanno poi riconfigurato le città in nodi di reti globali, influenzando il modo di vivere dei cittadini, sempre più nomadi.

Gli eventi urbani, storicamente radicati nei rituali e nelle festività, modellano il tessuto sociale e urbano, integrando l’ambiente costruito con quello temporaneo. Sono flessibili e consentono di rinvigorire spazi anonimi, diventando generatori di scambio e di iniziative sociali ed economiche.

Silvia Botti, sostiene che l’esperienza ha soppiantato il possesso come via alla realizzazione personale, sfidando i designer a focalizzarsi sul significato dell’interazione con l’utente anziché sul cliente. Progettare esperienze significa orchestrare dinamiche personali ed emotive. Una “Città Evento” è quindi versatile, empatica, in grado di trasformarsi e di ospitare performance e rituali che connettono l’individuo alla città, mentre i festival contribuiscono all’identità urbana, rafforzando le sottoculture e l’immagine di marca della città. La produzione e il consumo culturale diventano pilastri dell’economia urbana e della vitalità della città.

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What if we build Social Cities

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Autore: Emilio Lonardo

Non viviamo più solo in spazi fisici; la nostra esistenza è intrecciata con il web e i social network, che plasmano nuove dinamiche sociali e esperienze collettive virtuali. L’elemento digitale sta spingendo verso una transizione dal Co-urbanism all’ E-urbanism, che vede le relazioni sempre più eteree disegnare nuove geografie soggettive.

Social Network

I social network, come Foursquare, rivelano le nostre abitudini trasformando semplici percorsi in azioni territoriali visibili. Livehoods, analizzando i check-in degli iscritti, mostra come spazi ibridi emergano dall’uso quotidiano delle persone. Iniziative come Streetbank a Londra e ‘socialstreet’ a Bologna mostrano come il digitale possa rafforzare relazioni di vicinato, trasformando spazi anonimi in comunità attive.

Crowdfunding

Il crowdfunding sta rivoluzionando la creazione di spazi pubblici, estendendo il tradizionale modello di raccolta fondi a iniziative culturali e artistiche. Progetti come la piscina Plus Pool a New York e il ponte di Make Rotterdam sono stati finanziati collettivamente, con i nomi dei donatori immortalati nelle strutture.

Sharing Economy

La Sharing Economy, pre-Covid, è stata vista come una risorsa per riscrivere gli scenari economici, con servizi di quartiere e car sharing che esemplificano la condivisione. Iniziative come Mud Jeans, che offre noleggio di jeans, e il programma di noleggio di dispositivi elettronici della Drexler University, esemplificano questo spirito di condivisione.
Le Social Cities richiedono una riflessione su cosa sia oggi lo spazio pubblico, con i social network che sfumano i confini tra pubblico e privato. Queste sfide rappresentano un’opportunità per creare nuovi tipi di spazi urbani e relazioni, configurando luoghi ibridi che fungono da ponte tra personale e collettivo.

Per capire le potenzialità delle Social Cities bisogna innanzitutto aprire un dibattito su cosa significhi oggi pubblico, e di conseguenza privato. Nelle circostanze attuali, con un periodo di chiusura totale alle spalle, internet e i social network ci hanno permesso di colmare le distanze fisiche. Allo stesso modo, però, stanno mettendo sempre più in crisi la soglia di confine tra la sfera pubblica e la sfera privata, che in qualche modo è la stessa soglia che esiste tra lo spazio domestico e lo spazio pubblico della città. In questo senso, quella che potrebbe sembrare una criticità, costituisce una grandissima opportunità progettuale per elaborare nuove tipologie di spazi e relazioni all’interno delle città che si configurino come nuove relazioni tra pubblico e privato.

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What if we build Augmented Cities

La città e la nostra psiche sono interconnesse, influenzandosi reciprocamente. Non più estranei agli spazi urbani, gli uomini agiscono in simbiosi con l’ambiente, richiedendo ai progettisti un nuovo approccio che consideri il benessere psico-emotivo oltre a quello fisico. La progettazione deve quindi evolvere, integrando tecnologie che permettono agli elementi urbani di interagire con l’umano a livello psicologico, creando un ambiente che reagisca e si adatti alle necessità individuali o collettive.

Nel contesto digitale, la città aumentata fonde gli spazi virtuali e fisici, senza separazione ma in un continuum collaborativo. Potenziando digitalmente, come evidenziato dalla crescente familiarità con i QRCode, che collegano il mondo fisico a quello virtuale, altre tecnologie come NFC e dispositivi aptici hanno la potenzialità di estendere questa connessione, permettendo una comunicazione più ricca tra l’individuo e l’ambiente. Con la riapertura post-lockdown, D.O.S. durante la Design City di Milano ha ad esempio utilizzato la realtà aumentata per superare le restrizioni fisiche, offrendo un’esperienza espositiva diffusa e interattiva.

Le augmented cities del futuro promettono di essere tessuti urbani dove realtà aumentata e tecnologie immersive si fondono con l’ambiente fisico, potenziando l’interazione umana e arricchendo l’esperienza di vita cittadina, aprendo nuove frontiere per l’apprendimento, il lavoro e il sociale in un continuum integrato di spazi digitali e reali dirigendosi verso un concetto di realtà mista o estesa.

Leggere le città per anticiparne i cambiamenti

Conclusioni

Le città sono il luogo dove succede la vita del cittadino e quella delle comunità, dove si crea una propria individualità personale e si genera quella collettiva, ed è dove oggi si giocano le sfide culturali, ambientali, politiche, tecnologiche più significative. Le città sono allo stesso tempo singolari e plurali, definite e in divenire, immobili e mutevoli.

Per questo motivo è importante imparare a leggerle, per interpretarle ed interpretare i cambiamenti costanti che periodicamente generano mutati stati di fatto, per dirla, con le parole di Buckmister Fuller, ad essere “gli architetti del futuro, non le sue vittime”.
Questo contributo non ambisce quindi a delineare situazioni chiare e definitive, quanto più a suscitare stimoli di riflessione e discussione sulla qualità urbana, sulla sua importanza per il nostro benessere in qualità di cittadini, e di progettisti, figure chiave per il futuro delle città.

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D.O.S. Design Open Spaces è una startup italiana nata nel 2021 a Milano. L'azienda si occupa di design e tecnologie immersive come la Realtà Aumentata, con l'obiettivo di creare esperienze e prodotti fisici e digitali innovativi che integrino il mondo online e offline.