Il valore degli oggetti

Minimalismo o collezionismo? Cosa tengo e cosa lascio? Come sta cambiando il nostro rapporto con gli oggetti e con il loro possesso? Due designer ci raccontano la  personale relazione con gli  oggetti e la loro narrazione attraverso la materia.

Il valore degli oggetti
Maddalena Selvini

Esaminiamo le cose di cui ci circondiamo e cosa significano per noi. Il minimalismo degli ultimi anni ci ha raccontato che i ricordi non sono contenuti negli oggetti, di cui avremmo dovuto liberarci, meglio prima che poi, in nome di un decluttering  che ci rendesse felice. Una teoria che nel tempo si è rivelata vera ma non esaustiva, la stessa Marie Kondo, divenuta mamma per la terza volta, ha cambiato rotta. A farsi avanti un nuovo gruppo di sostenitori ha iniziato a valutare quanto si possa trovare un forte conforto nell’essere circondato dalle proprie cose. Gli oggetti contengono ricordi e sentimenti. Sono canali verso tempi e luoghi diversi e sono profondamente personali. Un mutato sentimento che separa completamente gli oggetti dal valore commerciale  per incentrarlo tutto sulla risonanza emotiva. Achille Castiglioni  diceva che gli oggetti devono fare compagnia, dando ragione a quest’ultimi ma anche denunciando l’importanza dell’aspetto funzionale dell’oggetto legato all’uso quotidiano. Sono andata ad incontrare due donne designer per parlare della relazione che hanno con gli oggetti, osservando questo rapporto da un punto di vista differente: il processo che modella i nostri oggetti. 

Il valore degli oggetti
Maddalena Selvini

Maddalena Selvini è una designer con sede a Milano che lavora all’intersezione tra product, set e interior design. Il suo approccio progettuale parte dalla materia da cui crea oggetti, spazi ed esperienze e in cui si fondono ricerca materiale e narrazioni inimmaginate. Nel suo ultimo progetto Feel Felt indaga l’arte di realizzare il feltro ispirandosi alla poseidonia, ma prima di arrivare a questo è passata da impiallacciature precomposte flessibili, provenienti solo da piantagioni e foreste certificate, alla polvere prodotta dalla lavorazione della pietra di Ollare. Maddalena selvini 

Mi sembra evidente che con lei prima di parlare del suo rapporto con gli oggetti è indispensabile affrontare il tema della materia

RB In Italia il tuo approccio è totalmente nuovo, perché hai scelto di partire proprio dalla materia?

MS Ho scelto di studiare design, il paese dove farlo e il nome del corso, il resto è successo spontaneamente. Tutto è materia, a partire da noi. È impossibile non corrispondere con lei.  Lo facciamo tutti nel nostro quotidiano: cucinando, quando cerchiamo la posizione più comoda per addormentarci o nella sequenza dei movimenti quando ci facciamo una doccia. Possiamo esserne più o meno consapevoli ma tutti noi, animali, umani o vegetali, trasformiamo, dialoghiamo e reinterpretiamo continuamente la materia. Più che altro credo di aver instaurato un rapporto sincero con lei.

RB Collezioni qualcosa di specifico?

MS Non colleziono niente di specifico però proprio perché sono affascinata dagli oggetti di senso, che per me sono quelli nei quali il materiale esce dal suo immaginario classico per svolgere una azione semplice, mi piace andare nei mercati o nei luoghi dove la gente utilizza quello che c’è di disponibile in maniera spontanea senza forzare niente. Quindi sono queste le cose che colleziono: immagini, materiali e oggetti sorprendenti.

RB Io credo che le persone stiano maturando una nuova relazione con gli oggetti, credi che qualcosa sia cambiato negli ultimi anni?

MS Non saprei. Sinceramente non vedo un cambiamento in positivo. Ho la sensazione che i ragazzi siano sempre più distanti dal rapporto diretto con se stessi e il mondo fisico circostante. Quando a scuola i miei studenti vogliono usare solo il tablet per disegnare o vanno in crisi se devono piegare un foglio io mi preoccupo. Mi accorgo che sempre più spesso cercano di imitare degli stili acquisiti attraverso Pinterest o instagram senza comprenderne il senso. Hanno fretta perchè questa iper stimolazione produce molta ansia. Fanno fatica a dedicare cura e tempo alle cose, solo pochi fortunati hanno avuto genitori o insegnanti che hanno potuto trasmetterlo attraverso il loro esempio.

Il valore degli oggetti
Maddalena Selvini

Elena Meneghini tessitrice e textile designer, insieme a Nicola Chemotti, cura e dirige Neue Serie Handdruck, una collezione di tessuti e cuscini in edizione limitata che dà nuova vita ai motivi sorprendenti dell’archivio Handdruck (Bolzano, Italia 1972–1993). La produzione riprende i materiali originali, presentando nuovi articoli e abbinamenti cromatici.  Attraverso la sua pratica di tessitrice, Elena Meneghini cerca di esplorare esperienze legate alla cultura materiale, valorizzando qualità, cura e tempo come elementi essenziali. La ricerca artistica si nutre di storie locali, persone e tradizioni, concentrandosi su luoghi di scambio tra culture diverse. La tessitura diventa il suo strumento di espressione, permettendole di curare e selezionare elementi per il suo lavoro. Nel 2021, insieme a Caroline Donaldson e Giulia Pils, dà vita a Dòte, una piattaforma di ricerca che offre nuovi spunti sulla cultura della tessitura ma anche uno studio di consulenza tessile e sviluppo superfici. 

Il valore degli oggetti
Elena Meneghini

Elena come Maddalena più che lavorare sull’oggetto lavora su ciò che sta alla sua base, mi piaceva l’idea di parlare del tema del valore degli oggetti proprio con chi da designer non ha scelto l’approccio industriale.

RB Da dove nasce questa tua passione per la cultura tessile?

EM La mia passione per la cultura tessile ha radici fin dalla mia infanzia, essendo attratta dall’artigianato e dalle pratiche manuali. Nonostante abbia scelto di studiare grafica all’università, ho sempre cercato di coltivare l’interesse per la produzione manuale artigianale in parallelo. In particolare, ho sviluppato questa passione durante un corso intensivo di base presso la casa-studio della tessitrice e artista Paola Besana a Milano. La tradizione artigianale in Italia ha anche contribuito a alimentare il mio interesse, nonostante il costante declino dell’attenzione per questa cultura dal secondo dopoguerra. Successivamente mi sono trasferita in Svezia, dove per due anni ho seguito un corso di tessitura presso la scuola Capellagården. Mi sono immersa in questo mondo, approfondendo nuove pratiche tessili e conoscenze relative ai materiali e alla loro lavorazione, consolidando così la mia passione per la tessitura.

RB Mentre scrivevo immaginavo il lungo percorso che una fibra fa per trasformarsi in oggetto? E’ indispensabile che questo succeda e come avviene?

EM  Il processo di trasformazione di una fibra in oggetto è cruciale, offrendo molte possibilità di intervento, scelta e modifica dell’aspetto e della forma. La possibilità di partire da una fibra, che sia di origine naturale o il riutilizzo di materiali già presenti, diventa parte integrante del processo di tessitura. Attraverso la scelta e la creazione delle fibre con cui tesso, mi concedo una parte di improvvisazione e sorpresa nel conoscere il materiale stesso.

 

Il valore degli oggetti
Elena Meneghini

RB Qual’è il tuo rapporto con gli oggetti ?

EM Il mio legame con gli oggetti è profondamente influenzato dalla storia che portano con sé e da come vengono realizzati. Le storie dietro gli oggetti li rendono unici e trasmissibili nel tempo. Spesso, sono il ricordo di un luogo o di un incontro che si materializza in un oggetto. Gli oggetti che scegliamo di acquistare diventano sempre più un simbolo etico e politico, richiedendo attenzione a come e da chi vengono realizzati.

RB Questa è una domanda per due. Cosa vi piace portare dal vostro studio a casa? 

MS La mia casa è anche il mio studio, il che è una fortuna perchè è come se non ci fosse mai davvero una linea di separazione fra la vita domestica e quella lavorativa. Posso testare quello che invento senza dovermi ricordare di farlo. Per esempio adesso che sto disegnando una linea di cucchiai in ceramica, se in cucina è più pratico il vecchio mestolo di legno ho già un’idea della fine che farà la collezione…

EM Ultimamente sono più le cose che porto da casa allo studio, poiché tendo sempre ad accumulare materiali, libri e strumentazione. Sicuramente dallo studio trapassa il senso di realizzazione, filo dopo filo, che deriva dalla pratica artigianale e che mi accompagna fino a casa. Le persone che ho conosciuto grazie allo studio e alla tessitura si sono spesso trasformate in amicizie a cui tengo particolarmente. Credo che avere uno spazio finito dove poter pensare, agire e incontrarsi renda il lavoro più vivo.

 

Roberta Borrelli
Laureata in Architettura nel 2007, presso la facoltà di Napoli Federico II, alla continua ricerca di novità in grado di emozionarla si trasferisce a Milano dove fonda Makeyourhome studio,un laboratorio di ricerca creativa nato dal desiderio di proporre un nuovo modo di vivere l’esperienza della progettazione, dal blogging al cantiere, i nuovi strumenti del mestiere sono online ed emotivi. La casa racconta non solo il proprio stile ma un approccio unico alla vita, è con questo spirito che nel 2012 nasce Makeyourhome,un blog di interior design che porterà la sua professione a confrontarsi con il mondo del digital. Oggi lo studio lavora su diversi livelli, dalla consulenza d’interni on-line al progetto di ristrutturazione, dall’art direction allo styling, con una ricerca improntata sull’abitare e sviluppata attraverso l’interazione tra comunicazione, design e architettura.