Sinner: primo Torneo per la storia, ed è già un’icona di stile
Il giovane altoatesino ha già battuto molti record italiani ma con il successo agli Australian Open è già nella storia di questo sport anche a livello internazionale. Ad ogni modo, di fatto è già diventato una vera e propria icona di stile.

All’inizio era solo un ragazzino dalla chioma colori color “carota”, molto promettente, almeno sui campi da tennis, con quel fisico asciutto ma anche un po’ in controtendenza con le muscolature degli ultimi giganti del tennis mondiale. Poi i successi sempre più convincenti, fino a quello di domenica mattina (per noi italiani davanti alla tv) contro il russo Daniil Medvedev, rimontando da 0-2 e trionfando al 5° set, primo italiano a vincere l’Australian Open. Dopo peraltro, aver sconfitto in semifinale il n.1 di sempre, almeno a livello di numeri, dello sport con la racchetta: Novak Djokovic.
Il re mandato a casa in quattro set (chissà se pure detronizzato) e finale dello Slam australiano conquistata.

Quel che salta subito agli occhi è la simpatia di questo ragazzo sempre umile, simpatico, ancora (e speriamo sempre) assai genuino, anche nelle interviste che vorrebbero provare a rivelarsi più sensazionali. E la cifra di questa genuinità si poteva già ravvisare non tanto nel suo abbigliamento, garbato come le sue maniere, ma in quel cappellino a prima vista un po’ demodé e che, però, oggi, è tornato alla ribalta come vera e propria cifra stilistica di un certo modo di stare in campo, apparentemente poco esuberante ma capace di nascondere la sommessa potenza e concretezza del suo gioco e di certi colpi davvero micidiali.

Non c’è spazio in Sinner – Sinner giocatore, Sinner icona (e chissà se pure Sinner uomo) – per qualcosa che non sia direttamente funzionale allo scopo. Così il suo cappellino bianco, un Nike Court Advantage, leggero e traspirante con una fascia antisudore interna che evita di imperlare la fronte col sudore, e pochi altri accessori, come gli stabilizzatori per caviglie Aso.

A voler tornare indietro nel tempo, l’uso di cappelli nello sport iniziò in discipline come il canottaggio, il cricket, il golf e il baseball. Ma già negli anni ’20 si hanno le prime tracce di immagini e storie che narrano di tennisti con intenti a praticare lo sport con in capo addirittura un raffinatissimo Borsalino, mentre nel secolo precedente si era fatto largo uso della “paglietta”.
E il copricapo, nella versione della coppola (rigorosamente di colore bianco come tutto il vestiario), non poteva che divenire moda con lui, René Lacoste, il francese che avrebbe inventato le mitiche polo con il coccodrillo sul petto.

E se, pian piano ridirigendoci ai nostri giorni, anche gente del calibro di Borg e McEnroe, oltre al mitico cappellino da legionario utilizzato da Ivan Lendl, contribuirono a rinverdire i fasti di questo accessorio, per non parlare delle visiere molto in voga tra le big della categoria femminile.
Tornando all’Australia, sede del primo torneo del Grande Slam dell’anno, occorre dire che non solo molti giocatori, nella storia continentale di questo sport, hanno fatto uso di copricapi, talvolta anche in maniera eccentrica (ricordate il cappellino alla rovescia di Kyrgios? E le bandane di Nadal e Federer?), ma anche la stessa organizzazione del Torneo, da un certo punto in poi, stabilì che i giudici di linea utilizzassero una versione aggiornata e più moderna del copricapo che l’impassibile Ivan aveva utilizzato in occasione del suo successo proprio a Melbourne, nello slam cittadino del 1990, contro lo svedese Stefan Edberg.
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Così, momentaneamente orfani di Andy Murray, il look di Sinner sembra rimettere al centro questo accessorio che, a dir la verità, già nell’estate scorsa aveva segnato un ritorno del favore generalizzato, almeno per il 2023, del cappellino da baseball come accessorio cool e, contemporaneamente, economicamente accessibile. E chissà che, dopo il successo contro Danil Medvedev, dovessimo incontrarci tutti, alla prima gita domenicale o quest’estate in spiaggia, col nostro bel cappellino bianco ben posto in testa.