Luci su al-‘Aziza

Autore:
Mia Pizzi
  • Direttore editoriale

Il secondo racconto della rubrica Trasite!Antologia dello spazio domestico – racconti e immagini delle proprie case che 14 donne architetto siciliane aprono per noi – è di Lucia Pierro. Affascinata dalla vista sul Castello della Zisa e dalla particolare luce del luogo, l’architetta ha trasferito la sua casa-laboratorio in questo quartiere di Palermo.

Pochi oggetti, molti libri e tanti amici per uno spazio in continua trasformazione. Come del resto è la vita.

Luci su al-‘Aziza

Luci su al-‘Aziza

Luci su al-‘Aziza è la silenziosa e luminosissima casa-laboratorio dove, a partire dal 2015, ho scelto di vivere e lavorare trasferendomi in un quartiere che conserva ancora la dimensione creativa, popolare e molteplice di Palermo.

Ciò che ho subito amato di questa casa è la doppia vista che si apre sul Castello della Zisa e sul suo parco, su Monte Cuccio e Monte Pellegrino. E, soprattutto, la luce calda che, in tutte le stagioni, accarezza ogni angolo regalando atmosfere, giochi d’ombra e colori sempre nuovi.

Al momento dell’acquisto la suddivisione nelle diverse stanze rendeva quest’appartamento piuttosto parcellizzato. Per questo ho scelto innanzitutto di demolire i vari tramezzi e di far posto alla luce, che oggi si espande in un unico grande spazio caratterizzato dalla doppia esposizione e da un impianto che – grazie alla planimetria irregolare e alle diverse altezze – individua varie zone funzionali pur nella continuità spaziale.

Il piano superiore, maggiormente privato, ospita le camere da letto e un servizio; al piano inferiore si trova invece l’area per il lavoro, il pranzo, il relax, la cucina e un servizio celato dall’unica grande porta che ho disegnato a questo livello. Qui, in uno spazio che – pur essendo tutto per me – è sempre aperto a chi lo desidera, posso disegnare, scrivere, pensare e, soprattutto “fare”… Un verbo che per me significa tante cose come, ad esempio, cucinare, curare le piante, costruire o riparare oggetti.

Di questa casa amo il pavimento in legno del piano inferiore i cui graffi raccontano il tempo che ho già trascorso in questo luogo e le cose fatte, le alte pareti bianche su cui si alternano giochi di luci e ombre e i due grandi tavoli che ho progettato per accogliere più persone e dove, oltre a lavorare o a mangiare in compagnia, posso dedicarmi a quelle attività manuali che mi fanno stare bene poiché mi aiutano a concentrarmi e a fare spazio nella mente.

Mentre disegnavo questa casa mi sono accorta che progettare per sé stessi non è come farlo per gli altri poiché è più difficile mantenere una giusta distanza emotiva. Nonostante questo, credo di essere riuscita a dar forma a uno spazio che mi rappresenta poiché è, al contempo, accogliente ed aperto al cambiamento.

Vivo questa casa come un luogo che può e deve essere ancora trasformato, per questo ho scelto di non appendere quadri e di non circondarmi di troppi mobili ed oggetti. Attorno a me, infatti, ci sono soprattutto grandi librerie di metallo dove sono accumulati molti libri, varie carte, matite, pennelli e colori. Essendo una casa-laboratorio, non è una casa dalla forma definitiva e stabile ma è invece un luogo un poco disordinato e in perenne trasformazione. E’ una casa che cambierà e crescerà con me rimanendo sempre piuttosto mutevole come lo sono tutti gli spazi pienamente vissuti e quindi mai completamente finiti.

Biografia

Dopo la laurea in Architettura all’Università di Palermo, Lucia Pierro ha conseguito il Master in Restauro architettonico e Recupero Ambientale a RomaTre e il Ph.D. al Politecnico di Milano.

Ha partecipato al Corso di Alta Specializzazione in progettazione museale alla Scuola Normale Superiore DI Pisa, specializzandosi in progettazione architettonica presso lo studio Grafton Architects a Dublino e Henning Larsen Architects a Copenaghen. Ha collaborato con Herman Hertzberger e Marco Scarpinato al progetto del Complesso scolastico integrato a Roma, vincitore di vari premi e riconosciuto come migliore scuola italiana da MIUR e MIBACT. É co-fondatrice e socia di AutonomeForme.Architettura (www.autform.it) con cui sviluppa progetti di restauro architettonico, di recupero del patrimonio esistente e di spazi per la collettività con un focus sui luoghi per l’apprendimento. Il team, oggetto di pubblicazione di varie riviste, ha ottenuto diversi premi internazionali tra cui la Gold Medal dell’Holcim Prize e il Green GoodDesign. Dal 2006 scrive per Il Giornale dell’Architettura e dal 2020 collabora al gruppo di ricerca Deserti•Tascabili interessato ai paesaggi resistenti\antifragili del Mediterraneo.

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Luci su al-‘Aziza: foto e immagini