Le nuove edicole, micro architetture culturali

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Micro-presìdi culturali e luoghi di relazione urbana. Le nuove edicole recuperano le vecchie architetture di prossimità per attivare comunità, lentezza e nuovi immaginari collettivi.

Le nuove edicole, micro architetture culturali
Edicola 518, Perugia

Un tempo l’edicola era un presidio silenzioso, ma indispensabile: un appuntamento quotidiano – per molti un vero e proprio rituale – tra notizie e carta, quartiere e società. Oggi, mentre il gesto di sfogliare un giornale sembra appartenere a un’altra epoca, il quadro appare drammaticamente mutato: negli ultimi quindici anni in Italia hanno chiuso circa 27mila edicole, toccando nel 2025 la soglia minima delle 11 mila totali (nel 2010 erano 38 mila). Eppure, proprio dentro questa crisi profonda, alcune di queste architetture minime hanno cambiato pelle e stanno vivendo una seconda vita: da semplici punti vendita a micro-spazi culturali, laboratori di idee, avamposti civici.

La loro metamorfosi racconta un cambiamento più ampio: quello delle città che cercano nuove forme di prossimità, lentezza e relazione, per generare immaginari urbani più vivibili. A investire su queste edicole del futuro sono soprattutto giovani editori, librai, operatori culturali, pronti a risvegliare l’antico valore di questi luoghi, seppur senza un’estetica unica né una funzione rigidamente standardizzata. In un’epoca dominata da grandi interventi e architetture iconiche, l’edicola si propone come alternativa gentile: piccola, accessibile, reversibile. Ciò che accomuna i nuovi modelli è l’approccio: lo spazio urbano è visto come un organismo vivo, fatto di relazioni e di dialoghi più che di volumi. Così, tra quotidiani, riviste esclusive, libri d’autore e magazine internazionali di alto livello, si delinea una nuova idea di città, dove anche un progetto di 4 metri per 4 diventa gesto culturale e catalizzatore di socialità quotidiana.

Portineria di Comunità “Spaccio di Cultura”, Torino – L’edicola che si prende cura del quartiere

Le nuove edicole, micro architetture culturali
Portineria di COmunità Spaccio di Cultura, Torino

La solitudine, soprattutto degli anziani, è un problema che attanaglia spesso le grandi città. Ecco perché a Torino è nata l’idea della Portineria di Comunità “Spaccio di Cultura”. Inaugurata nel 2020 in una ex edicola-chiosco a Porta Palazzo, nel cuore del quartiere multietnico, è stata ripensata come presidio di prossimità. Oltre ai classici giornali, infatti, oggi offre servizi quotidiani a tutti gli abitanti: dalla consegna della spesa, dei pacchi o dei fiori, alle commissioni negli uffici pubblici, dalle mini-traduzioni a servizi di babysitting e dogsitting. Il progetto, riconosciuto dall’Unione europea come buona pratica di innovazione sociale, mira a creare un punto di riferimento per anziani, famiglie e chi vive nel quartiere: più che un invito, un atto concreto che spinge ad incontrarsi, costruire relazioni e reti di solidarietà urbana. Tra le varie attività proposte, infatti, non mancano momenti di cultura come laboratori, musica e cinema.

Le nuove edicole, micro architetture culturali
Erno, Edicola Romana non Ordinaria, Roma

Nel tessuto stratificato di Roma, Edicola Erno si inserisce con una discrezione che sa essere radicale. Tra le prime edicole a proporsi come hub culturale nel 2019 (Erno è l’acronimo di Edicola Romana non Ordinaria), non è un semplice progetto di recupero, bensì una riflessione sul ruolo della parola. Qui il giornale lascia spazio a libri indipendenti, riviste letterarie, di arte, design, architettura, moda e lifestyle, oggetti editoriali che chiedono tempo e attenzione (da Monocle, a Antidote o ToiletPaper di Maurizio Cattelan, fino a monografie di Bruno Munari e Gillo Dorfles). Il progetto lavora per sottrazione: pochi metri quadrati che si aprono al dialogo, trasformando il confine tra interno ed esterno in una zona porosa. Non c’è consumo veloce, ma relazione. E’ qui che ci si ferma per bere un caffè, fare due chiacchiere e persino, perché no, scoprire brand di artigianato e acquistare gioielli, t-shirt, fiori e ceramiche.

Chiosco 1906, Mirandola – Memoria come atto contemporaneo

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Chiosco 1906, Mirandola

Arrivare in Piazza Mazzini nella piccola cittadina di Mirandola (in provincia di Modena) e ritrovare Chiosco 1906 è come assistere a una restituzione affettiva. Il Liberty torna a parlare dopo il lungo silenzio imposto dal sisma del 2012, e lo fa attraverso il ferro battuto, la ghisa, i bronzi floreali, la cupola in rame ricostruita a losanghe, il marmo che sorprende anche dove non te lo aspetti. Ogni dettaglio racconta la cura rara di un restauro che ha saputo ritrovare l’anima originaria del manufatto. Il progetto, voluto da Gianmarco Budri – AD di Budri srl che in questa città ha le sue radici, è un gesto civile prima ancora che imprenditoriale: “la bellezza è una responsabilità”, sembra suggerire. Così l’antico Chiosco Bar Popolare disegnato dall’architetto Gustavo Zagni nel secolo scorso e gestito nella Belle Époque dal lungimirante imprenditore Michele Schiavoni, torna in parte alla sua funzione originaria: luogo di incontro vivace e non convenzionale dove degustare buon cibo, buon vino – dall’aperitivo alla piccola ristorazione – e, oggi, anche un ricco calendario di eventi culturali.

Edicola 518, Perugia – Laboratorio civico

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Edicola 518, Perugia

A Perugia, Edicola 518 è conosciuta come “il tempio della bella carta”. Un chiosco ribelle, fondato nel 2016 dal gruppo di artisti Emergenza, che nelle spoglie di uno storico giornalaio ha identificato LA bellezza. Questo rivoluzionario bookshop, infatti, nasce come risposta a un vuoto urbano e sociale e si presenta come spazio di libertà e sperimentazione: un laboratorio civico pensato per il quartiere. L’offerta di lettura è unica in Italia: magazine indipendenti, libri d’artista, carte anarchiche, fanzine e autoproduzioni targate Emergenze Publishing, la casa editrice del gruppo che si trova solo qui. Solo quattro metri quadrati, che aprono però le porte di un mondo infinito, fatto anche e soprattutto di eventi, presentazioni, momenti di confronto. Il progetto lavora sulla prossimità: niente spettacolarizzazione, ma gesti semplici, profondamente radicati nel territorio, che spingono la rigenerazione urbana di una zona marginale della città.

Edicola Radetzky, Milano – Un presidio culturale sull’acqua

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Edicola Radetzky, installazione “Agenzia delle occasioni perse” dall’artista Biancoschock, Milano

Passare davanti alla Edicola Radetzky, affacciata sulla Darsena milanese, è uno di quei piccoli piaceri urbani che ti riportano a guardare la città con occhi curiosi. Da anni ormai non è più la solita edicola di giornali, ma una piccola “capsula di meraviglia”, anima e voce della cultura meneghina indipendente. Sono tanti gli artisti contemporanei che hanno trasformato i quattro metri di vetro e ferro liberty in una vetrina d’arte in continua metamorfosi: da “Spiaggia Radetzky” a Mirror Room” ad “Agenzia delle occasioni perse”. La sua forza sta proprio lì, nell’effimero consapevole, nella capacità di dialogare con il quartiere senza alzare la voce. E’ così che l’edicola smette di essere solo struttura e diventa micro-luogo di cultura condivisa: uno spazio espositivo no-profit, dedicato all’arte contemporanea che non chiede attenzione, ma la merita, dimostrando come anche a Milano la cultura possa essere leggera, accessibile, profondamente urbana.

Le nuove edicole, micro architetture culturali: foto e immagini