Tradizione e immaginazione nell’arte ceramica: le Teste di Moro e i personaggi fantastici di Patrizia Italiano

Autore:
Ali Filippini
  • Giornalista
Tempo di lettura: 7 minuti

Nota per i suoi vasi antropomorfi dalle fattezze di personaggi legati al folklore siciliano, Patrizia Italiano continua a sperimentare l’arte della ceramica promuovendo l’importanza della comunità.

Tradizione e immaginazione nell’arte ceramica: le Teste di Moro e i personaggi fantastici di Patrizia Italiano.
I venditori di Sicilia, Bocca di Rosa, Patrizia Italiano

Nell’ecosistema della manifattura design oriented della Sicilia Occidentale e di Palermo in particolare, di cui torneremo a parlare, la storia della ceramista Patrizia Italiano occupa un posto di indubbio rilievo.

Il suo nome, dopo anni di attività e un attivo coinvolgimento nel portare il design nell’isola anche attraverso i suoi protagonisti (ricordiamo Andrea Branzi, Ugo La Pietra tra gli altri), circola da anni diffusamente nel circuito nazionale e internazionale dove le sue opere godono dell’apprezzamento di gallerie e collezionisti, comprese importanti piazze come il museo Guggenheim di New York. A Lima le hanno tributato grandi onori con una mostra a lei dedicata e le sue creazioni viaggiano tra gli Emirati Arabi, l’America e il Giappone.

Nelle sue collezioni, l’oggetto non è mai solo funzionale, ma diventa portatore di significati culturali e simbolici. La sua ricerca riflette una sensibilità verso il design come pratica culturale, capace di raccontare storie e identità attraverso le produzioni. In questo senso il progetto diventa uno spazio di dialogo tra memoria e innovazione, dove tecniche antiche vengono reinterpretate in forme nuove, mantenendo viva la continuità tra passato e presente.

Tradizione e immaginazione nell’arte ceramica: le Teste di Moro e i personaggi fantastici di Patrizia Italiano.
I venditori di Sicilia, l’Ammuttunata, Patrizia Italiano

Una vocazione alla ceramica artistica

Tradizione e immaginazione nell’arte ceramica: le Teste di Moro e i personaggi fantastici di Patrizia Italiano.
Vasi dedicati alla Villa Palagonia, Patrizia Italiano

Autodidatta dal punto di vista dell’arte ceramica, ma con una tesi in ceramica e geologia, l’artista palermitana si è innamorata giovanissima della ceramica, alla fine degli anni Settanta, quando finite le lezioni all’Università ha appreso i primi rudimenti della lavorazione al tornio frequentando il laboratorio della famiglia Pasqualino, ritrovo di artisti e letterati dove, ricorda, “mi sono nutrita di bellezza e anche di manualità”.

Era una scelta fatta contro il desiderio della famiglia, ci racconta divertita girando tra le sale di Palazzo Bonocore, da dove in qualche modo tutto è partito con mostre estemporanee e attività collettive come un primo atelier di ceramica un po’ improvvisato.

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Patrizia Italiano inaugura la mostra Felicissima, foto: Giuseppe Fricano

Felicissima: l’arte della tavola omaggio alla tradizione siciliana

Tradizione e immaginazione nell’arte ceramica: le Teste di Moro e i personaggi fantastici di Patrizia Italiano.
La collezione realizzata con Vito Nesta, foto: Giuseppe Fricano

In questo luogo ora rinnovato ha recentemente allestito la mostra Felicissima con alcune creazioni appositamente realizzate a quattro mani insieme a Vito Nesta, fondatore del marchio Grand Tour.

Al centro della scena spiccano sei candelieri sotto forma di architetture in miniatura composte di una base in terracotta coronata da una cupola a smalto che omaggia Palermo, su un grande tavolo vestito con una tovaglia d’artista disegnata a quattro mani dalle illustratrici Rosa Lombardo e Nina Melan che con Anna Cottone e Francesca Starrabba hanno anche realizzato le quinte teatrali illustrate. Una festa per gli occhi con cibo, materie, colori, profumi.

Del resto Patrizia Italiano non ha mai smesso di attingere alla sua amata Sicilia, a Palermo e al suo buen retiro di Filicudi, per trarre ispirazione per la sua produzione di designer ceramista tra sculture, teste, piatti e vasi che raccontano il territorio in modo ironico e contemporaneo.

Tradizione e immaginazione nell’arte ceramica: le Teste di Moro e i personaggi fantastici di Patrizia Italiano.

Le teste omaggio alla cultura del territorio

Tradizione e immaginazione nell’arte ceramica: le Teste di Moro e i personaggi fantastici di Patrizia Italiano.
Domitilla, raccoglitrice di limoni, foto: Giuseppe Fricano

Si può dire infatti che, come designer e ceramista, Patrizia Siciliano si distingue per la ricerca orientata alla relazione tra design, cultura materiale e identità territoriale, fatto ancora più significativo se teniamo conto che Palermo recentemente è stata inserita tra le capitali della ceramica. Pensiamo alla sua personale rivisitazione di un classico come le teste di moro, appesantite da anni di rifacimenti in diverse forme e decori, alle quali ha saputo conferire una contemporaneità (“Le prime richieste, ricorda ancora sorpresa, arrivarono dall’Australia!”) che ha conquistato anche i conoscitori più esigenti. È grazie a questa produzione, a esempio, che qualche anno fa è stata selezionata tra gli artigiani più interessanti del mondo nella guida nella guida e nella manifestazione Homo Faber, a cura della Michelangelo Foundation.

Quando dopo diverse visite al laboratorio mi hanno comunicato la cosa mi sono commossa

ci confessa

per me questo riconoscimento ha segnato un salto di scala nella mia attività professionale

Tradizione e immaginazione nell’arte ceramica: le Teste di Moro e i personaggi fantastici di Patrizia Italiano.
Nerello, il venditore di uva nera, foto: Giuseppe Fricano

Si tratta di vasi particolari che compongono, si direbbe, una famiglia di personaggi – sono i Venditori di Sicilia con i diversi soggetti dotati di nomi propri (Carmelina, Totuccio, Salvo…) nati dall’amore per la sua città, i suoi mercati, i suoi odori, i suoi cibi intrisi di cultura e storia – caratterizzati ognuno da una propria storia, leggibile nella decorazione quindi nei gustosissimi dettagli, e in grado di portare negli ambienti lo spirito di una autentica presenza.

Tradizione e immaginazione nell’arte ceramica: le Teste di Moro e i personaggi fantastici di Patrizia Italiano.
Tullia, la conturbante in giallo, foto: Giuseppe Fricano

Come si può vedere nelle foto del servizio realizzato negli storici spazi modernamente riadattati della Casena del Principe, prospicente il Foro Italico e accanto al magnifico Palazzo Butera, dove diversi pezzi sono ambientati tra gli interni e gli esterni.

Le teste omaggio alla cultura del territorio: foto e immagini

Una bottega che è scuola e comunità

Tradizione e immaginazione nell’arte ceramica: le Teste di Moro e i personaggi fantastici di Patrizia Italiano.
Un angolo di accoglienza nell’atelier, bottega di Patrizia Italiano, foto: Giuseppe Fricano

L’attuale laboratorio è stato aperto sei anni fa, dopo una lunga pausa dovuta alla decisione di chiudere la prima società, gestita per oltre vent’anni, a seguito della grande crisi che dopo il 2008 – ricorda ancora amareggiata soprattutto per il silenzio da parte dell’opinione pubblica – aveva fatto perdere il lavoro a ben settantamila artigiani.

Patrizia Italiano ha scelto così di ripartire con un progetto a sfondo sociale:

Ho creato un’associazione dove impiegare persone disoccupate, dando spazio soprattutto alle donne che al Sud faticano a rientrare al lavoro, nell’idea di dotarmi di una struttura il più possibile orizzontale piuttosto che verticale.

Una struttura che è organizzata come una comunità: oggi il laboratorio si avvale dell’assistenza di tre ceramisti (tre donne e un uomo) con una età media 52 anni dediti a tutti gli aspetti della lavorazione, dal forno alla pittura. Qui ogni oggetto è ovviamente realizzato a mano, senza l’ausilio di stampi o presse, tutte le ceramiche sono cotte ad alto calore con smalti e ingobbi o cristalli che l’artista stessa compone.

La parte creativa rimane a lei, acuta osservatrice del quotidiano, che ha a cuore anche la formazione delle nuove generazioni:

Quando ho riaperto, ho dato la precedenza alle donne. Abbiamo anche inaugurato una scuola per i giovani che qui possono fare degli stage ed essere ospitati in residenza

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Il giardino interno al laboratorio, foto: Giuseppe Fricano

Tradizione e immaginazione nell’arte ceramica: le Teste di Moro e i personaggi fantastici di Patrizia Italiano: foto e immagini

 

 

 

Ali Filippini
Ali Filippini, laureato in design al Politecnico di Milano, dottore di ricerca in Design, affianca all'attività didattica quella professionale in ambito editoriale collaborando come giornalista pubblicista per riviste di settore (Abitare, Auto&Design) e a progetti dedicati alla cultura del design. Per Pianeta Design i suoi contributi vertono maggiormente sui temi della tecnologia e dell’innovazione.