Cedolare secca al 26%: come cambia la legge sugli affitti brevi

Autore:
Di Geronimo Daniele
  • Laurea in Lettere moderne
Tempo di lettura: 4 minuti

Dal 1 gennaio 2024 ai redditi percepiti dalle locazioni brevi con l’opzione della cedolare secca si applica l’aliquota del 26%. Ma solo in alcuni casi.

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Con l’ultima Legge di Bilancio 2024 sono state introdotte delle novità sulle locazioni brevi che sono state poi ulteriormente chiarite dall’Agenzia delle Entrate con apposita circolare. Oltre a cambiare l’aliquota della cedolare secca per il secondo immobile in locazione sono state introdotte nuove regole per i gestori dei portali telematici (anche quelli non residenti in Italia) e per gli intermediari immobiliari.

Le nuove norme sugli affitti brevi

Il sistema della cosiddetta “cedolare secca” – il regime facoltativo che permette il pagamento di un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali e l’esenzione dell’imposta di registro e l’imposta di bollo – ha ricevuto delle modifiche fiscali con l’introduzione della legge di bilancio 2024. Con circolare 10/E pubblicata il 10 maggio l’Agenzia delle Entrate ha chiarito diversi aspetti sulla disciplina delle locazioni brevi.

Il primo punto della circolare ribadisce come per affitti brevi si intendano i contratti di locazione di immobili a uso abitativo di durata non superiore a 30 giorni stipulati da persone fisiche fuori dall’esercizio d’impresa. Rientrano in questo contesto anche quelli che prevedono la prestazione dei servizi di fornitura di biancheria e di pulizia dei locali.

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L’aliquota passa dal 21% al 26% solamente dal secondo immobile ceduto in locazione. In caso di un’unica abitazione concessa in locazione o della prima di una serie, per questa si mantiene l’aliquota del 21%. Tra gli aspetti importanti chiariti dall’Agenzia dell’Entrate c’è la facoltà per il proprietario che concede in locazione più unità immobiliari di scegliere per ogni periodo d’imposta su quale di esse applicare l’aliquota ridotta al 21%. Tale scelta andrà espressamente indicata all’interno della dichiarazione dei redditi.

La nuova aliquota al 26% si applica sui redditi degli affitti brevi maturati dal 1 gennaio di quest’anno, a prescindere dalla data in cui è stato stipulato il contratto e da quando si percepiscono i canoni di locazione.

Come anticipato sono state poi previste delle novità anche per gli intermediari immobiliari e i gestori dei portali telematici per le locazioni. Questi al momento di riconoscere il pagamento al locatore dovranno operare una ritenuta a titolo di acconto del 21%, a prescindere dal regime fiscale adottato dal beneficiario in quanto agiscono come sostituti d’imposta. Sarà invece compito del locatore determinare l’imposta dovuta (ordinaria o sostitutiva), sottraendo le ritenute d’acconto per poi corrispondere l’eventuale saldo delle imposte entro il termine stabilito per il versamento.

L’altra grande novità riguarda la prassi nei confronti degli intermediari non residenti. La Legge di Bilancio 2024 si adegua a quanto indicato nella sentenza del 2022 dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea per cui gli intermediari non residenti, sia Ue che extra-Ue, che hanno un’organizzazione stabile in Italia assolvono i loro adempimenti tramite l’organizzazione. Stesso discorso anche per i soggetti extra-Ue che hanno una stabile organizzazione in uno Stato dell’Unione Europea che se non assolvono gli adempimenti tramite l’organizzazione devono nominare un rappresentante fiscale.

Cedolare secca al 26%: foto e immagini

Una circolare, quella dell’Agenzia delle Entrate, importante per chiarire gli aspetti fiscali sull’applicazione dell’aliquota al 26% della cedolare secca sugli affitti brevi.