Superbonus e categorie catastali: attenzione al riclassamento!

Autore:
Giovanna Pica
  • Laurea in Scienze della Comunicazione
Tempo di lettura: 4 minuti

Il Superbonus per le ristrutturazioni edilizie potrebbe essere a rischio per quelle abitazioni che ricadono, al momento del fine lavori, in una categoria catastale definita di “lusso”. Scopriamo quali sono gli aspetti da tenere in considerazione.

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Superbonus e categorie catastali: attenzione al riclassamento!

Cos’è il Superbonus e a chi spetta

Il Superbonus è una detrazione fiscale sulla dichiarazione dei redditi che, di fatto, incentiva le ristrutturazioni degli immobili.

Il Governo ha concesso detrazioni del 110% sulle ristrutturazioni a partire dal 2020. Dal 2024 la detrazione è scesa al 70% e non è più utilizzabile per le unifamiliari, ma è rivolta solo ai condomini.

Il Superbonus agevola gli interventi edilizi di ristrutturazione e non è quindi possibile richiederlo per lavori realizzati per nuove costruzioni. Inoltre, il Superbonus è concesso solo per immobili preesistenti e residenziali e quindi che abbiano una destinazione d’uso abitativa.

Ulteriore limite del Superbonus è la categoria catastale. Cerchiamo di capire di più sull’argomento.

Cosa sono e quali sono le categorie catastali

Le categorie catastali di un determinato immobile permettono di definire la rendita catastale che incide sulla tassazione, per esempio, ai fini IMU, ma anche la loro destinazione d’uso.

Le categorie catastali rientrano in dei macro-gruppi definiti con delle lettere e in dei sotto-gruppi che sono determinati da un numero.

Le abitazioni private ricadono nel gruppo A. Vediamole più dettagliatamente

Visure catastali con metri quadri

Le categorie catastali di tipo residenziale

Le sotto-categorie del gruppo A distinguono un’abitazione dall’altra, permettendo così di differenziare un’abitazione signorile (A1) da abitazioni con più bassa rendita catastale contrassegnate da numeri crescenti fino alle abitazioni di tipo ultrapopolare (A5).

Vi sono poi abitazioni rurali (A6), villini (A7) e ville di pregio (A8) . Castelli e palazzi di pregio artistico e storico ricadono nella categoria A9. Gli uffici privati sono invece definiti A10, mentre l’ultima sotto-categoria (A11) si trovano quelle abitazioni ed alloggi tipici di determinati luoghi.

Le categorie catastali escluse dal Superbonus

Non sarà possibile fruire del Superbonus per le abitazioni di tipo signorile (A1) e le abitazioni in ville (A8). Castelli e altri palazzi di pregio artistico o storico (A9) sono altresì esclusi dal Superbonus.

Chi ha eseguito dei lavori di ristrutturazione ed intende richiedere le detrazioni fiscali, faccia attenzione al fatto che l’Agenzia delle Entrate concede il Superbonus basandosi non sulla categoria catastale di inizio lavori, ma a quella dichiarata a fine lavori.

Ciò significa che se un’immobile ha effettuato degli interventi e delle migliorie al punto di aver avuto un riclassamento, potrebbe poi non ricevere le sperate detrazioni fiscali.

Superbonus e categorie catastali: attenzione al riclassamento!

Aspetti da tenere in considerazione per fruire del Superbonus

È dunque importante per chi ha deciso di effettuare delle ristrutturazioni, conoscere la categoria catastale del proprio immobile. La si può rilevare con una semplice visura catastale sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

Particolare attenzione deve essere fatta per quegli immobili ricadenti in categoria A2 e A7.

Le abitazioni di tipo civile A2, grazie a ristrutturazioni e migliorie potrebbero avere un riclassamento di tipo A1 e, diventando abitazioni di tipo signorile, perdere il diritto al Superbonus.

Stesso discorso vale per le ville ricadenti in categoria A7 che si differenziano dalle ville di categoria A8 escluse dal Superbonus per alcuni elementi di prestigio, comfort e metratura che potrebbero essere superati in fase di ristrutturazione portando ad un riclassamento fatale.

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