Affitti brevi, la caparra è obbligatoria?
La caparra è una garanzia in caso di inadempimento nel contratto, ma è obbligatoria nell’affitto breve? Quando si prende in affitto una casa vacanze è legittimo che il proprietario richieda agli ospiti la caparra? Vediamo cosa dice la legge e scopriamo perché viene chiesta la caparra per gli affitti brevi.

La caparra è una somma di denaro che viene versata con la funzione di prevedere una sorta di risarcimento immediato nel caso di inadempienza contrattuale e in caso di adempimento deve essere restituita. Nel caso di contratto di affitto breve turistico per casa vacanza, il proprietario dell’immobile può richiedere una cauzione e dotarsi di una copertura assicurativa come tutela per eventuali danni.
Una volta che la casa viene lasciata, il proprietario si accerta delle buone condizioni dell’immobile locato e procede con la restituzione della caparra di affitto in concomitanza con la consegna delle chiavi. Ma l’anticipo di denaro è obbligatorio? Esiste una norma che impone la presenza della caparra o deposito cauzionale all’interno del contratto di locazione? Diamo un’occhiata alla normativa di riferimento.
Caparra e affitti brevi: cosa dice la legge

Cominciamo col precisare che non esiste una norma che impone la presenza della caparra o del deposito cauzionale nel contratto di affitto. Tuttavia, rappresenta una tutela per il proprietario in caso di ospiti maleducati e irrispettosi dell’immobile e fa in modo che si presentino solo quegli ospiti più “civili”. Ma come viene calcolato l’importo? Solitamente, i proprietari partono da una cifra prestabilita che varia in base alla durata dell’affitto. Più è lunga la permanenza, maggiore è la cifra poiché c’è più possibilità che si verifichino degli incidenti.
Per quanto riguarda la modalità di pagamento della caparra, è possibile optare per:
- bonifico bancario, intestato al proprietario
- assegno o contanti
- garanzia fideiussoria, sia bancaria che assicurativa: si tratta di un contratto di garanzia dove il garante assicura al beneficiario il pagamento del debito del contraente qualora quest’ultimo non fosse in grado di saldare quanto dovuto.
Caparre: penitenziale e confirmatoria
Ci sono due tipologie di caparre, penitenziale e confirmatoria. Nel primo caso, si tratta di una clausola contrattuale che può essere inserita all’interno di un contratto e costituisce il corrispettivo per la facoltà di recesso. Il recedente perde la caparra o deve restituire il doppio.
Se nel contratto è stipulato il diritto di recesso per una o per entrambe le parti, la caparra ha la sola funzione di corrispettivo del recesso. In questo caso, il recedente perde la caparra data o deve restituire il doppio di quella che ha ricevuta
, si legge nell’articolo 1386 del Codice Civile che chiarisce l’argomento. Dunque, quando un cliente annulla la prenotazione prima del suo arrivo, scatta il diritto di recesso. Il concetto di caparra confirmatoria, invece, viene spiegato nell’articolo 1385 del Codice Civile:
Se al momento della conclusione del contratto una parte dà all’altra, a titolo di caparra, una somma di danaro o una quantità di altre cose fungibili, la caparra, in caso di adempimento, deve essere restituita o imputata alla prestazione dovuta.
Se la parte che ha dato la caparra è inadempiente, l’altra puo’ recedere dal contratto, ritenendo la caparra; se inadempiente è invece la parte che l’ha ricevuta, l’altra può recedere dal contratto ed esigere il doppio della caparra.
Se però la parte che non è inadempiente preferisce domandare l’esecuzione o la risoluzione del contratto, il risarcimento del danno è regolato dalle norme generali.