Casarialto: progetti sempre inediti e inattesi, l’intervista a Catherine Urban

Caterina Di Iorgi
  • Giornalista pubblicista

Casarialto: il brand di arti della tavola e complementi d’arredo fondato in Veneto nel 2008, incarna la profonda passione di Catherine Urban per la lavorazione del vetro e una fusione tra la conoscenza del design internazionale e un sapiente uso dell’artigianato. Il suo spirito moderno e pratico si intreccia con le radici centenarie del savoir-faire veneziano, dove il brand ha stretto collaborazioni dirette con maestri vetrai. Ne abbiamo parlato con Catherine Urban, founder dell’Azienda.

Casarialto

Ci racconta la storia di Casarialto?

Casarialto (casarialto.it/it/) nasce nel 2008, come risultato di un amore, il made in Italy. Mi a portata dalla Francia all’Italia, e all’arte dell’artigianato di eccellenza, che ho imparato ad apprezzare lavorando in maison del lusso come Chanel e Louis Vuitton. Dopo i primi anni a Milano, per seguire la famiglia, arrivò il momento di trasferirmi a Treviso in Veneto, dove è nato forse l’amore più importante: quello del vetro. Il territorio con i suoi maestri vetrai, artigiani, piccole e grandi aziende di qualità mi hanno permesso di apprendere molto aggiungendo a quello che mi portavo dalle precedenti esperienze nelle maison francesi a Parigi.

E’ nata così la voglia di creare un brand di arti della tavola e complementi d’arredo che raccontassero la storia di un posto, la tradizione, la poesia del fatto a mano ma con una mia interpretazione, un mio punto di vista. Nasce così Casarialto. Ho cercato, e continuo a farlo, di mettere nel mio design una certa leggerezza e poesia, elementi che ho imparato ad applicare nelle mie precedenti esperienze di lavoro ma che fanno parte del mio sentire la materia. A distanza di quattordici anni devo ammettere che la strada non è stata tutta in discesa ma che sono riuscita con caparbietà a crearmi un riconoscimento nel territorio anche con quegli artigiani che all’inizio snobbavano il mio lavoro, ero straniera e cercavo di realizzare forme un pò diverse.

Nel 2021 ho voluto lanciare un’altra sfida a me stessa, un nuovo progetto che mi portasse a lavorare con una selezione di artigiani di eccellenza su materie non solo vetro e ho creato Casarialto Atelier. Questo progetto nasce dalla pausa che la pandemia ha imposto ad aziende e persone. Molti artigiani ed aziende hanno sofferto tantissimo per la mancanza di commesse e per una commercializzazione solo locale. In quel periodo ho pensato ad un progetto che mi permettesse di dare qualcosa a questo territorio e nello stesso tempo di innescare un processo di ricerca innovativo sia per Casarialto che per le aziende che coinvolgevo.

Così ho proposto a 6 aziende che mi sono particolarmente piaciute per la qualità delle loro lavorazioni una collaborazione che prevedesse un lavoro a 4 mani, un mix tra le nostre competenze e le loro spingendoli a realizzare manufatti fuori dal loro standard abituale. Noi avremmo finanziato le prove, la realizzazione del pezzo , promosso loro come artigiani e realizzatori in comunicazione e presentati con le loro interviste agli eventi che Casarialto realizza, come per esempio il Fuori Salone di Milano. Ecco come è diventato realtà una sfida, la voglia di esplorare nuovi territori, sperimentando con tecniche nuove per arrivare a proporre progetti sempre diversi nell’universo della casa. La storia di Casarialto, è la mia storia.

Su quali valori si fondano l’identità e la filosofia produttiva di Casarialto?

La passione è forse il valore più importante. Muove non solo me e il mio team, ma anche tutti gli artigiani che si sono appassionati di tecniche antiche e che hanno deciso di lottare per mantenerle in vita. La creatività è un’altra colonna portante del nostro brand, che ci porta sempre a spingerci un po’ oltre. I nostri artigiani sono sempre spaventati quando entriamo nel loro atelier, ma alla fine la loro bravura e il nostro rapporto decennale ci permette sempre di arrivare all’obiettivo.

Un terzo valore che ho sempre voluto mantenere nella mia azienda è la trasversalità. Non credo nella gerarchia verticale, almeno non nel mio team. Così come ho sempre motivato le persone che lavorano con me a saper fare un po’di tutto, e ad essere al corrente di tutti i progetti, perché non credo nella divisione settoriale dei membri di una squadra. Siamo tutti parte di un grande cuore pulsante che ha bisogno delle passioni e capacità di tutti, senza distinzioni. Non da ultimo teniamo molto a garantire un’eccellenza nella lavorazione, ed una qualità costante sia nei prodotti che nel servizio al cliente.

In che modo si sta evolvendo, oggi, il settore, vista anche la pandemia di Covid-19, che ci ha fatto riscoprire l’importanza della casa durante il lockdown?

Penso che in un mercato in espansione come quello del design di interni e complementi d’arredo, si stanno cercando sempre nuove soluzioni per innovare il nostro spazio abitativo. Vi è un crescente tasso di consapevolezza di ciò che ci circonda, e la casa ha assunto un ruolo ancora più centrale nella nostra quotidianità. Vi è una crescente attenzione per i dettagli, una ricerca di unicità, per rendere la casa un luogo speciale. Innovare un posto che ha sempre fatto parte della vita dell’uomo è una sfida emozionante, che stimola me e tanti creativi a rivoluzionare ed arricchire il mondo della casa.

Vi siete posti nuovi obiettivi in ottica green o nuove soluzioni eco-sostenibili?

Casarialto

Lavorando con il vetro, l’idea di un prodotto duraturo che ti può durare per tutta la vita mi ha sempre ispirata molto, così come le sue proprietà di riciclo. Detto questo, sento un crescente bisogno di fare qualcosa di più. Per esempio, la collezione dei vasi Cotisso, sono fatti interamente usando gli scarti di produzione del vetro delle fornaci. In oltre quest’anno al Fuorisalone di Milano, Casarialto Atelier ha lanciato Tornasole. Questa lampada interamente soffiata a mano in vetro borosilicato, nasconde in realtà un sensore brevettato da BreathGeneration, che monitora attraverso un laser e bio sensori, la qualità dell’aria nell’ambiente. A seconda del risultato dell’analisi particelle che monitora, la lampada cambia colore, avvertendoci attraverso l’app che sostanze stiamo respirando. Il mio incontro con BreathGeneration è stato il trampolino di lancio per tante altre idee di prodotti in ottica ambientale e green che verranno lanciati nei prossimi mesi.

Dopo la pandemia e il lockdown, quali sono le sfide del futuro che dovranno affrontare le aziende che producono design?

Sorprendere. Penso questa sia sempre stata la sfida più importante per un designer. Ad oggi stupire il consumatore con un prodotto che possa unire tradizione, innovazione, funzionalità e bellezza e al contempo essere unico, è sempre più difficile. Un’altra sfida è adattarsi ai cambiamenti della vita, alle nuove generazioni, ai loro interessi e ai loro ideali. Per poter soddisfare le generazioni che a breve rappresenteranno la più grande fetta di mercato di interior design, bisognerà saper guardare nel dettaglio tutti i cambiamenti sociali che si stanno verificando nel presente, e prevedere le evoluzioni nel futuro.

Quali invece saranno le tendenze su cui puntare?

Senza ombra di dubbio su prodotti e progetti che siano socialmente etici ed eco-sostenibili, che rispecchino i valori di una nuova generazione che vuole riparare ai nostri errori. In secondo luogo, bisogna tenere d’occhio lo sviluppo tecnologico della realtà aumentata, che presto rappresenterà una parte integrante della nostra vita.

Ci racconta le novità della collezione 2022 che avete presentato in occasione del Salone del Mobile?

Casarialto

La novità del Salone è stata proprio il progetto Casarialto Atelier. Ad oggi sono sette i progetti esistenti, ma è mia intenzione ingrandire la collezione il più possibile nel futuro. Il primo progetto che è nato nell’Atelier è la collezione di sgabelli e tavolini in mosaico realizzati con Michela Nardin. Ogni sgabello ha un’anima in ceramica, creata a mano da un esperto ceramista veneto, ricoperta minuziosamente da tessere di mosaico realizzate artigianalmente nell’atelier Orsoni.

Poi abbiamo la collezione Cotisso, realizzata con Martino Signoretto. Tutta la collezione di vasi è stata realizzata rompendo il vetro rimasto nel crogiolo alla fine del processo di produzione, il Cotisso, ed incorporati in un’anima di cristallo.

In seguito ho voluto esplorare la lavorazione dello specchio veneziano. Ho disegnato un set di vassoi in legno con dei soggetti in specchio anticato fresati a mano dal maestro Giovanni Simionato, creando un binomio armonioso di tradizione e ispirazione.

Il quarto progetto è stato fatto in collaborazione con Stefania Dei Rossi. Le sue opere si sono sempre contraddistinte per il dialogo tra matita e foglia d’oro. L’incontro con Casarialto per il progetto Atelier la porta ad esplorare l’applicazione della sua tecnica su una nuova dimensione, quella 3D, creando una collezione di scatole interamente decorate in foglia d’oro e grafite.

Poi abbiamo Tornasole, una lampada che coniuga l’arte del vetro soffiato a mano libera, alla sofisticata tecnologia di un dispositivo che monitora, attraverso un laser e bio sensori, la qualità dell’aria nell’ambiente, brevettato da BreathGeneration.

Nel progetto Wonder Looms invece si fondono più di due secoli di tecniche di tessitura: dal filo di cotone al filo di luce. Al jacquard tessuto a mano da Marta Cucchia con telaio del XIX secolo si affianca la modernità di un secondo jacquard composto da fibre ottiche e lurex, realizzate da Catherine Urban in collaborazione con un laboratorio specializzato, che ne accentua la lucentezza.

Steel Symphony è un progetto nato dall’incontro tra la lavorazione tradizionale dell’acciaio con il design contemporaneo e il vetro. I due pezzi che lo compongono, Transformer e Mr Hulot, sono realizzati in acciaio lavorato a caldo e piegato a mano, brunito a caldo, e infine rifinito e lucidato con cera d’api naturale. A simboleggiare un collegamento con le radici di Casarialto, entrambi i pezzi sono completati da un elemento in vetro.

Qual’è stato il concept dell’allestimento per la Design Week 2022?

Due sono state le installazioni per la Design Week: una dedicata a Casarialto, e una a Casarialto Atelier. Entrambe nel Palazzo Bagatti Valsecchi in via Santo Spirito, che ci ha aperto le porte per questa occasione. Per Casarialto Atelier abbiamo voluto creare uno spazio dove il pubblico poteva girare intorno ai prodotti, osservarli da vicino, toccarli. Abbiamo installato una pedana in legno il cui perimetro è stato illuminato da led, in modo da sublimare i prodotti con una illuminazione totale.

Per Casarialto abbiamo scelto la poesia. Abbiamo creato con l’aiuto di uno dei nostri artigiani una vasca con dei rami in ferro battuto a mano. Una volta creato questo contesto, abbiamo riempito la vasca con i vetri delle nostre ultime collezioni, inneggiando alla natura, alle
sue forme, e alla grande ispirazione che ci apporta nei nostri design. È stato anche un modo per rilegare il vetro alla natura, al suo impatto amico per l’ambiente.

Come sarà la casa del futuro secondo Casarialto?

La casa del futuro sarà sempre una casa. Penso che sia insito nella nostra genetica il bisogno di un posto familiare, calmo, accogliente e rassicurante. La casa rimane una necessità nonché una costante nelle nostre vite da secoli, e sarà complesso sovvertire lo spazio abitativo. Ciò che secondo me è inevitabile è il crescente uso della demotica e della tecnologia, che comunque agirà principalmente sui servizi più che sul decoro. La casa del futuro la vedo nei dettagli, nella tovaglia tessuta a mano, nelle sedie completamente riciclate, nella luce alimentata a pannelli solari. Saranno i dettagli a cambiare, ma il quadro rimarrà sempre lo stesso.

Qual è la “cosa” più contemporanea, forte e promettente che si sta manifestando a suo avviso sulla scena del design contemporaneo?

L’attenzione all’etica, senza dubbio. Una cosa non serve più che sia solo bella, serve che sia alimentata dal giusto spirito, nel rispetto dell’ambiente e della società. È il pensiero umano, con i suoi ideali, che sta riformando le necessità del design contemporaneo. Ciò non fa altro che stimolare la creatività e allo stesso tempo supportare un cambiamento sociale che ad oggi, a mio avviso, è più che necessario.