Chi è di scena. Il dialogo proficuo tra design e teatro.

Autore:
Ali Filippini
  • Giornalista
Tempo di lettura: 6 minuti

La relazione tra il mondo del progetto e lo spettacolo non è nuova ma ultimamente si rafforza il dialogo tra architetti, designer e produzioni teatrali e di eventi

Chi è di scena. Il dialogo proficuo tra design e teatro.
Aida, Gio Forma, ©MarcoBorrelli

Che cosa ha fatto il teatro all’architettura e al design? Anni fa Dejan Sudjic, allora direttore del Design Musem di Londra, e noto critico-giornalista di settore, orientava la domanda nei confronti della moda. Altrettanto legittimo, oggi, chiedersi cosa affascini i progettisti verso il teatro, poiché ultimamente sembra esercitare una certa attrazione per il mondo del progetto, a partire dalla sua dimensione ambientale a quella propriamente scenica legata alla performance.

Una scenografia non è solo un bell’allestimento e la differenza, pur sottile a tratti, si vede nell’impegno e nella continuità di alcuni affermati autori. Che spesso, come si vedrà, non si accontentano di rimanere confinati tra le tavole del palcoscenico.

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Studio Benaim, Prigionia di Alekos

Designer per professione e scenografi per vocazione

Chi è di scena. Il dialogo proficuo tra design e teatro.
Bleu Profond © Constance Guisset Studio

La designer francese Constance Guisset è un buon esempio di dedizione al mondo dello spettacolo. Da anni intervalla al progetto di interni e oggetti anche le scenografie per rappresentazioni diverse: dal balletto alle mostre. Per lei, infatti, è un’autentica scenografia, museale, a incorniciare la recente mostra Bleu profond, l’océan révélé, nello storico complesso dell’ex convento Les Franciscaines a Deauville.

Chi è di scena. Il dialogo proficuo tra design e teatro.
Bleu Profond © Constance Guisset Studio

Un percorso storico nell’esplorazione del mondo sottomarino, tra invenzioni e scoperte dove la designer invita lo spettatore a navigare tra proiezioni, oggetti fuori scala, sorprese rivelate da giochi di luce – elemento che la affascina da sempre, anche nel disegno delle lampade – ed effetti speciali che evocano gli abissi.

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CGS, Bleu Profond, © Constance Guisset Studio

Il set design è oramai prerogativa dello studio Giò Forma, dove la sintesi delle arti diventa realtà viste le molteplici sfaccettature delle loro creazioni che da un decennio includono l’opera con produzioni importanti, ad esempio, con Il Teatro La Scala. Le loro scenografie puntano molto sugli effetti speciali, come la realtà aumentata sperimentata con il sodale regista Davide Livermoor per il Macbeth già nel 2021. Non è da meno quest’ultima Aida, all’Opera di Montecarlo, affidata all’uso di pochi elementi scenici ridisegnati continuamente dalle luci e le proiezioni.

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Aida, Giò Forma, ©MarcoBorrelli_
Chi è di scena. Il dialogo proficuo tra design e teatro.
©MarcoBorrelli

 

Una performance poetica di effimera durata

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Staging Modernity_ph Omar Sartor

Anche i designer Andrea Trimarchi e Simone Farresin, alias Formafantasma, si sono cimentati recentemente con lo spazio scenico. La piece Staging Modernity, prodotta da Cassina per il 60° anniversario della Collezione Le Corbusier®, Pierre Jeanneret®, Charlotte Perriand®, è andata in scena al Teatro Lirico Giorgio Gaber, per una sola settimana, registrando grande successo.

Chi è di scena. Il dialogo proficuo tra design e teatro.
Staging Modernity_ph Omar Sartor

I designer hanno adottato come fondamento la pianta del Salon d’Automne, allestimento chiave nella storia dell’architettura e del design moderno, reinterpretandola con molta libertà. Infatti, l’installazione odierna metteva in discussione l’idea di modernità confrontandosi con un’ecologia più ampia, così da includere attori non umani, animali ed ecosistemi. Come si evince dalle immagini lo spazio scenico, che include anche qui la platea, è popolato da riproduzioni animali, abbattendo il confine tra ciò che è  considerato “umano” e “non umano”, o tra il moderno e il selvaggio assecondando l’idea del regista Fabio Cherstich:

Immagino una performance in cui un coro abita lo spazio interagendo con gli oggetti in modi non convenzionali. I corpi ne esplorano i limiti strutturali, adattandosi e ridefinendone la funzione, fino a dissolvere ogni gerarchia tra uomo, oggetto e natura. Un’utopia scenica in cui la presenza fisica restituisce al teatro il suo potere evocativo più autentico.

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Staging Modernity_ph Omar Sartor

Dall’architettura allo spazio scenico.

Chi è di scena. Il dialogo proficuo tra design e teatro.
Studio Benaim, GO Giunti Odeon

Lo Studio Benaim Architettura, fondato dall’architetto di origine scozzese Andrè Benaim, ha all’attivo una grande esperienza sia nel recupero architettonico di importanti teatri – come l’ex Cinema Teatro Odeon di Firenze ora teatro-libreria GO-Giunti Odeon – sia nell’allestimento scenico. Grazie a un approccio multidisciplinare e finemente “artigianale” lo studio si è occupato del restauro, della ristrutturazione interna, del design degli interni e degli arredi dello storico Teatro Niccolini di Firenze. Qui è andato in scena lo spettacolo Prigionia di Alekos (dal libro Un Uomo di Oriana Fallaci) dove, nella scenografia ideata da Andrè Benaim, la platea si trova a essere essa stessa palcoscenico attraverso delle strutture metalliche in discesa e pochi piani dove camminare.

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Andre Benaim_Teatro Niccolini
Chi è di scena. Il dialogo proficuo tra design e teatro.
Prigionia-di-Alekos

Più intimista, la scenografia ideata per Goodbye Diabolique, diretto da Massimo Navone, dove André Benaim ha creato anche i costumi. La pièce è ambientata nel vecchio ufficio dell’Astorina, la casa editrice milanese dove è stato concepito il fumetto, resa attraverso un’atmosfera ispirata alle atmosfere sospese nel tempo dei quadri di Edward Hopper, quindi un po’ surreale, dove selezionati arredi vintage sono protagonisti insieme agli attori.

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Goodbye Diabolique

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La rinascita del Teatro della Cometa di Roma

Chi è di scena. Il dialogo proficuo tra design e teatro.

Progettato da Tommaso Buzzi e voluto dalla contessa Mimì Pecci Blunt, inaugurato negli anni della dolce vita quindi già fiore all’occhiello del bel mondo romano, torna a risplendere dopo il restauro seguito al suo acquisto da parte della stilista Maria Grazia Chiuri, da poco direttrice creativa della maison Fendi.

All’allestimento architettonico hanno lavorato l’architetto Fabio Tudisco e il designer Andrea Panzini mantenendone intatto l’insieme e aggiungendo un rinnovato foyer con caffetteria. Svelata, nel recupero, la doppia scala di accesso ai piani dell’impianto originale e il salotto ideato dalla contessa all’ultimo livello, ripristinato per gli eventi. Ripristinata anche la macchina scenica girevole per il cambio rapido di scena sul palco, ora meccanizzata.

In questo teatro all’italiana in miniatura, la scelta dei complementi di arredo include le poltrone in platea di Poltrona Frau; sedute, poltrone e divanetti del foyer di Marta Sala Éditions, rivestite in velluto mohair Vladimiro di Dedar. Oltre ai punti luce, che integrano le lampade originali di Buzzi, disegnati da Maria Grazia Chiuri con Viabizzuno, dal motivo della stella ripetuto pure su maniglie e corrimano. L’identità visiva è dello Studio Sonnoli, altra grande firma del visual design. Lo spettacolo inaugurale, l’autunno scorso, ha visto il coinvolgimento dell’artista Pietro Ruffo per il set design della performance ispirata ai tableaux vivant della contessa Blunt.

Chi è di scena. Il dialogo proficuo tra design e teatro.

Chi è di scena. Il dialogo proficuo tra design e teatro: foto e immagini