Riforma del catasto, chi pagherà di più? Le nuove regole
Riforma del catasto, nel mirino i proprietari di immobili non censiti o che non rispettano la destinazione di uso dichiarata. Tanti cambiamenti attesi, anche se la riforma non ha ancora trovato definizione. Scopriamo cosa cambierà davvero e quali sono gli obiettivi del Governo.

Già da diverso tempo è stata approvata la legge delega che autorizza il Governo alla riforma del catasto che dovrebbe entrare in vigore il 1° gennaio 2026. L’iter della riforma non è ancora concluso, ma è possibile ipotizzare i cambiamenti che i proprietari di immobili dovranno affrontare. Il tutto è finalizzato a realizzare una semplificazione del sistema fiscale, ridurre gradualmente la pressione fiscale e a combattere l’evasione (che ammonta a circa 100 miliardi di euro).
Ma che cosa prevede la nuova riforma del catasto e chi rischia di pagare di più? Quali sono le novità che entreranno in vigore a partire dal 2026? Diamo un’occhiata alle nuove regole che fanno tremare i proprietari degli immobili.
Riforma del catasto, le novità

Nel dettaglio, la legge ha una serie di obiettivi da raggiungere:
- maggiore efficienza del sistema delle imposte
- Crescita economica
- stop ai micro-tributi
- maggiore progressività del sistema
- lotta all’ evasione ed elusione fiscale
Inoltre, è previsto l’intervento del Governo per la modifica del sistema di rilevazione catastale e per l’integrazione di informazioni nel sistema catastale. Ovviamente, devono essere messi a disposizione dei Comuni e dell’Agenzia delle Entrate gli strumenti necessari per il corretto classamento degli immobili. A tal proposito, gli enti devono poter stabilire diversi fattori:
- se un immobile non è censito
- se un immobile non rispetta la la reale consistenza di fatto
- la destinazione d’uso
- i terreni edificabili accatastati come agricoli;
- gli immobili abusivi.
Il punto della riforma più temuto dai proprietari di immobili prevedeva la revisione del catasto dei fabbricati. È risaputo che il Catasto italiano ha una natura reddituale (ovvero la potenziale capacità di produrre reddito): la novità consiste nell’introduzione della qualificazione patrimoniale. Si tratta di un tema molto caldo che potrebbe avere ricadute sulle tasse sulla casa.
Chi pagherà di più?
Quali conseguenze porterà la riforma del catasto? La risposta arriva da uno studio condotto dall’UIL, che ha tenuto in considerazione le modifiche alle tasse interessate dalla riforma e l’ISEE. La simulazione ha avuto inizio prendendo in esame i c.d. valori OMI, cioè dell’Osservatorio mercato immobiliare. Sulla base di questi dati, è emerso un aumento di oltre il 128% che variano in base al Comune. Nel dettaglio:
- a Trento l’aumento è del 189%,
- a Roma l’aumento è del 183%,
- a Palermo l’aumento è del 164%
- a Milano l’aumento è del 123%.
In linea di massima, si registra un aumento dell’IMU (Imposta Municipale Unica ) di 1.150 euro, passando dagli attuali 896 a 2.046 euro. Ai fini del calcolo dell’ISEE, emerge un aumento del valore di una prima casa mediamente di 75mila euro, con il valore che passerà da 23.576 a 98.733. Si tratta di un incremento percentuale che sfiora il 319%.