Maddalena Selvini, tra recupero di antiche pratiche e la riscoperta di materiali

Proseguono le nostre interviste dedicate ai designer under 35. Questa volta abbiamo incontrato una designer che ama recuperare memorie ataviche, scoprire materiali e tecniche ancora insondati. 

Per me il design è una pratica molto intima.

Maddalena Selvini, tra recupero di antiche pratiche e la riscoperta di materiali
Ritratto Maddalena Selvini

Sono le parole di Maddalena Selvini, che raggiungiamo telefonicamente, per scoprire la sua visione di progetto. Classe 1988, lavora a Milano, con un approccio legato alla sperimentazione della materia per dar vita a nuove narrazioni. 

Mi sono avvicinata al design in modo molto naturale. Sin da piccola trovavo sempre qualcosa da fare con le mani. Immaginavo casette e arredavo la mia camera, racconta Maddalena. 

Gli inizi del suo percorso

Maddalena Selvini, tra recupero di antiche pratiche e la riscoperta di materiali
Maddalena Selvini, SPOT.CHS.VLS

Inizia i suoi studi nel 2006 presso la Scuola Orafa Ambrosiana di Milano e poi alla Saint Martins di Londra. Successivamente si laurea in design alla Naba, Nuova Accademia delle Belle Arti, e prosegue il percorso formativo nei Paesi Bassi, al dipartimento di Man and Well Being della Design Academy Eindhoven (DAE). 

In Olanda ho appreso un approccio più sperimentale, lasciandomi guidare dalle emozioni e dalle sensazioni. A volte basta cambiare una curva per riuscire ad evocare altri mondi. Oppure nuovi dettagli possono apparire mentre si sta facendo qualcos’altro, prosegue Maddalena. 

La sperimentazione al centro dei progetti

Maddalena ama concepire nuove modalità di racconto e atmosfere dove sentirsi bene e far stare bene anche gli altri.

Per me è quasi impossibile ideare un elemento unico, una forma unica. La mia pratica personale è sempre legata ad una collezione, un po’ come uno stilista di moda. Ho bisogno di generare più oggetti e quello che mi interessa è soprattutto studiare una tecnica e un materiale specifico. 

Maddalena Selvini, tra recupero di antiche pratiche e la riscoperta di materiali
Maddalena Selvini, SPOT.CHS.VLS

È infatti la costante sperimentazione che contraddistingue il suo lavoro. La ricerca di un materiale, di un contesto e di una tecnica, le permettano di dar vita a possibilità diverse. Vive in lei l’inesauribile bisogno di recuperare sensazioni primarie. Un esempio è il progetto SPOT.CHS.VLS, applicato alla pietra ollare, a cui aveva dedicato la sua tesi di laurea.

Dopo un approfondito studio ho scoperto che in Valtellina questo materiale veniva fornito da secoli. Sono quindi andata a trovare gli artigiani del luogo ed è stato amore a prima vista. Tutto è così affascinante perché hanno una storia da raccontare, che arriva prima di me, ci dice Maddalena.

Così è nata una ricca collezione di pentole, vasi, ciotole, tazze, realizzati con gli scarti in polvere della pietra.

La riscoperta di luoghi, materiali e tecniche 

Maddalena Selvini, tra recupero di antiche pratiche e la riscoperta di materiali
Maddalena Selvini, Felt Felt

Mi piace sviluppare un progetto andando nei luoghi, scoprendo materiali e tecniche, e vivendo accanto alle persone. Ho sempre dei legami estremamente intensi con le figure artigianali, ci svela Maddalena.

E poi dopo l’esperienza in questi luoghi torna a concepire e disegnare nuove idee che intende ancora sperimentare. 

Maddalena Selvini, tra recupero di antiche pratiche e la riscoperta di materiali
Maddalena Selvini, Felt Felt

Altra interessante ricerca riguarda il progetto Felt Felt, dedicato al feltro.

Durante un’indagine sull’utilizzo della Poseidonia, il feltro di mare, mi sono ritrovata per caso in un feltrificio a Biella. E qui ho iniziato a scoprire una nuova tecnica di lavorazione della lana, il feltro della terra, ci dice Maddalena. 

La casualità guida i processi

Nel suo processo creativo nasce tutto dal confronto con altre persone. E spesso prende vita in modo casuale, da un errore.

Maddalena Selvini, tra recupero di antiche pratiche e la riscoperta di materiali
Maddalena Selvini, Felt Felt

Visitando la fabbrica che produce lunghe lastre di feltro, c’era una pila di pezzi che non poteva essere venduta perché erano slegati. Ed è stato osservando attentamente come si comportavano le lastre difettose, che è nato il mio progetto. 

L’immaginazione l’ha spinta ad utilizzare le macchine del feltro come fossero mani, e grazie agli stampi tessili è riuscita a creare vuoti voluti e applicare il metodo dell’infeltrimento anziché della cucitura.

Ho cercato quindi di raccontare che il feltro va trattato diversamente, che tutte le fibre possono essere piegate con il calore e l’attrito. È una fibra con un potenziale, che spesso non viene preso in considerazione dall’industria. Viene trattato come un materiale 2D anziché 3D, commenta Maddalena. 

Un nuovo materiale 

Anche il progetto Arena nasce per puro caso. Si tratta di un contenitore che immagazzina l’acqua e mantiene la terra all’interno sempre umida. Queste caratteristiche lo rendono l’ambiente perfetto per coltivare germogli.

Maddalena Selvini, tra recupero di antiche pratiche e la riscoperta di materiali
Maddalena Selvini, Arena

Lo scarto della pietra ollare si è unito ad un po’ di sabbia, in forno a 1200 gradi, creando poi una forma solida, racconta. 

È quindi l’elemento più arido sulla terra, rilevato dall’acqua e mescolato con detriti di pietra. Come in natura la sabbia per sedimentazione diventa roccia, allo stesso modo la polvere prodotta dalla lavorazione della pietra ollare, esposta ad alte temperature, solidifica diventando teatro di affascinanti fenomeni naturali. 

Progetti futuri

Negli ultimi quattro anni si è dedicata all’insegnamento presso la Naba.

Il mio progetto è di tornare a studiare. Per preparare le lezioni, bisogna infatti approfondire tanto, e questo mi piace molto. Vorrei continuare a farlo di più. Trasmettere il mio metodo mi dà grandi soddisfazioni.

Opere e progetti di Maddalena Selvini: foto e immagini