Il turismo sostenibile di Michil Costa

Tiziana Morganti
  • Dott. in Storia Moderna
10/02/2022

Come tornare ad un tipo di vacanza autentico in cui il territorio possa trovare la sua realtà uscendo fuori dalla standardizzazione dell’esperienza? La risposta è più semplice di quanto possa sembrare e viene dall’uomo definito l’albergatore umanista.

Il turismo sostenibile di Michil Costa

Ultimamente il termine sostenibile viene utilizzato con grande frequenza, affiancandolo a dei soggetti specifici come l’architettura e il design. Non poteva mancare in questa lista, però, anche il turismo che, nel corso degli ultimi anni, ha iniziato a prestare sempre più attenzione alla costruzione di esperienze etiche e sempre meno di massa.

A fare maggior chiarezza su questa tematica è stato anche Michil Costa, l’uomo che viene definito come l’albergatore umanista e a cui si deve la Maratona dles Dolomites. La questione a cui ha cercato di rispondere riguarda cosa è possibile fare per ridare dignità al territorio e al lavoro, oltre che a trasformare i turisti in ospiti. Il primo passo fondamentale è trasformare nuovamente la filosofia alla base della costruzione e della gestione degli alberghi. All’inizio, infatti, questi erano considerati come delle realtà sociali all’interno delle quali fondamentale era l’incontro e il confronto.

La visione, però, è cambiata con l’avvento dell’era della commercializzazione dell’esclusività. In poche parole quando facoltose famiglie hanno acquistato degli spazi trasformandoli in una terra esclusiva per ricchi e facoltosi. Da quel momento la gentilezza è diventate merce di scambio e l’idea di dover stordire gli ospiti con esperienze sempre più veloci ed estenuanti ha preso il sopravvento.

Secondo Costa, questo ha portato anche alla banalizzazione dell’esperienza e alla costruzioni di luoghi sempre meno onesti e sempre più plasmati su di un clichè. Dunque, qual è la soluzione? Dire un netto no ai luoghi standardizzati e riportare la vita reale nei posti di vacanza.