Quando si può spegnere il riscaldamento a Roma?

Quando si possono spegnere termosifoni e l’impianto di riscaldamento a Roma? A quale zona climatica appartiene? Cosa dice la normativa italiana.

Quando si può spegnere il riscaldamento a Roma?

La primavera sta già bussando alle porte in alcune regioni d’Italia, anche alcune giornate, al momento del risveglio fanno ancora pensare che sia meglio avere un tepore “artificiale”.

E soprattutto, in un inverno che ha visto recapitare a milioni di famiglie italiane bollette da infarto, diventa utile conoscere le previsioni del tempo per sapere quando è il momento di poter spegnere od abbassare di qualche grado il termostato.

Ma in aiuto è anche il fatto che l’accensione dell’impianto di riscaldamento si rifà ad una normativa nazionale che regola periodo e durata giornaliera massima dell’accensione.

La domanda allora è: quando si possono spegnere i caloriferi a Roma ( e non solo)?

Vediamo quale regolamento deve rispettare la Capitale d’Italia.

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Quando si può spegnere il riscaldamento a Roma?

L’accensione dei riscaldamenti centralizzati (come sono quelli condominiali) deve sottostare alla normativa italiana che divide l’Italia in 6 diverse zone climatiche, indicate con le lettere che vanno dalla A (più calda) alla F (più fredda).

In base quindi al clima medio di ciascun comune e provincia, si può tenere accesa la caldaia (spegnendola ovviamente se la temperatura si alza).

Roma è inserita nella zona D, la quarta. L’accensione era stata calendarizzata lo scorso 1° novembre 2021, la data da segnare con il circoletto rosso sul calendario sarà il prossimo 14 aprile 2022, quando i cittadini romani potranno girare la manopola sull’OFF, quando la primavera dovrebbe aver già fatto capolino.

Fino ad allora gli impianti centralizzati potranno essere accesi per un massimo di 12 ore al giorno. L’accensione deve avvenire dopo le ore 5 del mattino mentre lo spegnimento entro le ore 23.

A quale zona climatica appartiene Roma?

Non solo Roma avrà come data limite per l’accensione del riscaldamento il prossimo 14 aprile 2022. La Capitale appartiene infatti alla Zona D, così come i seguenti capoluoghi e relative province: Ancona, Ascoli Piceno, Avellino, Caltanissetta, Chieti, Firenze, Foggia, Forlì, Genova, Grosseto, Isernia, La Spezia, Livorno, Lucca, Macerata, Massa Carrara, Matera, Nuoro, Pesaro, Pescara, Pisa, Pistoia, Prato, Roma, Savona, Siena, Teramo, Terni, Viterbo e Vibo Valentia.

Cosa succede se non si spegna la caldaia

Il termine non è comunque tassativo in quanto in capo ai sindaci dei comuni rimane la possibilità di ampliare la durata ed il periodo di accensione qualora sussistano buoni motivi per farlo.

Una volta deciso di prolungare l’accensione, dovranno darne prontamente comunicazione mediante delibera che renda chiaro il fatto che si può far andare ancora i caloriferi di casa.

Anche per le abitazioni dotate di impianti che permettono la contabilizzazione del calore o gestiti con contratto di servizio energia possono rimanere accesi.

Sanzioni

Per finire, non manca l’aspetto sanzionatorio, come sempre quando esiste una normativa. In questo caso specifico, il proprietario, l’affittuario, l’amministratore del condominio o eventuale soggetto terzo responsabile dell’immobile che non provvedono a mantenere in esercizio gli impianti oltre a non provvedere alle operazioni di controllo e manutenzione, possono essere puniti con una sanzione amministrativa che parte da un minimo di 500 euro fino a 3.000 euro.

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