Quando si può spegnere il riscaldamento a Milano?

Quando si spegneranno i termosifoni a Milano? A quale zona climatica appartiene? Cosa dice la normativa italiana.

La stagione calda è alle porte, anche se da qualche parte nel Nord Italia e nelle zone di montagna il freddo fa ancora capolino per diverse ore della giornata, costringendo a lasciare accesi i termosifoni almeno per togliere l’umidità mattutina e consentire di svegliarsi dal torpore.

E soprattutto, in un inverno che ha visto recapitare a milioni di famiglie italiane bollette da infarto, diventa utile conoscere le previsioni del tempo per sapere quando è il momento di poter spegnere od abbassare di qualche grado il termostato.

Ma a venire in aiuto è anche il fatto che l’accensione dell’impianto di riscaldamento si rifà ad una normativa nazionale che ne regola il periodo e la durata giornaliera dell’accensione.

La domanda è secca: quando si possono spegnere i caloriferi a Milano ( e non solo)?

Vediamo quale regolamento deve rispettare la città della Madonnina.

Milano: quando finisce la stagione termica

L’accensione dei riscaldamenti centralizzati (come sono quelli condominiali) deve sottostare alla normativa italiana che divide l’Italia in 6 diverse zone climatiche, indicate con le lettere che vanno dalla A (più calda) alla F (più fredda).

In base quindi al clima medio di ciascun comune e provincia, si può tenere accesa la caldaia (spegnendola ovviamente se la temperatura si alza).

Milano è inserita nella zona E, una delle più fredde. Se l’accensione era stata prevista per lo scorso 15 ottobre 2021, la data da segnare con il circoletto rosso sul calendario sarà il prossimo 14 aprile 2022, quando i milanesi potranno girare la manopola sull’OFF, pensando anche a quanto soldi potranno risparmiare.

A quale zona climatica appartiene Milano?

Non solo Milano avrà come data limite per l’accensione del riscaldamento il prossimo 14 aprile 2022. Il capoluogo lombardo appartiene infatti alla Zona E, la penultima per freddolosità e gli fanno buona compagnia i seguenti capoluoghi e relative province: Alessandria, Asti, Aosta, Biella, Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Lecco, Lodi, Milano, Novara, Padova, Pavia, Sondrio, Torino, Varese, Verbania, Vercelli, Bolzano, Gorizia, Pordenone, Bologna, Ferrara, Modena, Parma, Piacenza, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini, Rovigo, Treviso, Trieste, Udine, Verona, Vicenza, Venezia, Arezzo, Perugia, Rieti, Frosinone, L’Aquila, Campobasso, Potenza ed Enna.

Cosa succede se non si spegna la caldaia

Il termine non è comunque tassativo in quanto in capo ai sindaci dei comuni rimane la possibilità di ampliare la durata ed il periodo di accensione qualora sussistano buoni motivi per farlo.

Una volta deciso di prolungare l’accensione, dovranno darne prontamente comunicazione mediante delibera che renda chiaro il fatto che si può far andare ancora i caloriferi di casa.

Anche per le abitazioni dotate di impianti che permettono la contabilizzazione del calore o gestiti con contratto di servizio energia possono rimanere accesi.

Sanzioni

Per finire, non manca l’aspetto sanzionatorio, come sempre quando esiste una normativa. In questo caso specifico, il proprietario, l’affittuario, l’amministratore del condominio o eventuale soggetto terzo responsabile dell’immobile che non provvedono a mantenere in esercizio gli impianti oltre a non provvedere alle operazioni di controllo e manutenzione, possono essere puniti con una sanzione amministrativa che parte da un minimo di 500 euro fino a 3.000 euro.

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